La pedopornografia viaggia su WhatsApp. La settimana scorsa la polizia di Catania ha portato a termine una vasta operazione contro la pedopornografia in rete. Inchiesta che ha riguardato anche la nostra città con perquisizioni e sequestri nei confronti di irpini.
L'operazione ha portato alla luce un mondo virtuale, dove si consumano la maggior parte dei reati legati agli abusi sessuali. Foto “ammiccanti” di adolescenti scambiate attraverso internet tra più persone. Un sistema senza controllo che raggiunge pc, cellulari e tablet di giovani di tutta Italia.
L'inchiesta di Catania, così come tante altre, dimostrano che il web non è una zona franca, ma che ci sono molti rischi. I minori devono comprendere i pericoli: immettere su internet foto di parti anche intime, a prescindere dal lato etico e morale, rappresenta un grave rischio per se stessi e per i giovani con cui sono in contatto. Dalle indagini degli investigatori emerge come questa attitudine a scambiare foto tramite cellulare o attraverso piattaforme social sia molto diffusa tra i minori, e questo porta a incentivare i reati di pedopornografia on line.
Non solo facebook, dunque, rappresenta un luogo virtuale pieno di insidie. Ma anche i nuovi strumenti di condivisione e messaggistica dei cellulari. Con whatsApp è nato il fenomeno del “sexiting”.
“Nove minori su dieci navigano in rete quotidianamente. Sei su dieci sono da soli quando utilizzano internet. Solo uno su dieci si connette per studiare, mentre uno su quattro preferisce chattare. Sei su dieci ragazzi ammettono di divertirsi a scambiare foto e video hot in rete”. Questi alcuni dei dati emersi dalla ricerca promossa dal Moige, il Movimento italiano dei genitori.
Lo studio è stato condotto attraverso gli esperti dell’Università Lumsa e ha coinvolto un campione di mille ragazzi delle scuole elementari, medie e superiori. Stando ai dati raccolti, il 14% dei ragazzi ha incontrato fisicamente le persone conosciute su internet e il 13% di quelli tra i 14 e i 20 anni ha scambiato il suo numero di cellulare con estranei contattati tramite chat.
La pratica del “sexiting” (l’invio in Rete di foto e video hot tramite l’uso di chat e smartphone) è uno dei fenomeni che più preoccupa gli educatori. Secondo l’inchiesta del Moige i mittenti sono per lo più amici (nel 38,6% dei casi), mentre gli sconosciuti sono il 22,7%. Una pratica che gli esperti del Moige il sexting associano al dilagare del cosiddetto cyberbullismo, il bullismo in rete. Sei adolescenti su dieci, infatti, hanno dichiarato di aver utilizzato foto e video osé per prendere in giro qualche compagno.
Paola Iandolo
