Avellino, nuova aggressione in carcere: agente picchiato

Un detenuto ha pestato un assistente capo della polizia penitenziaria.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio 

Nuova aggressione nel carcere di Avellino. Questa mattina un detenuto ha picchiato un assistente capo della polizia penitenziaria. Poi è stato fermato dagli altri agenti. Intanto a Napoli, nel penitenziario di Poggioreale, un carcerato è stato fermato in bagno mentre espelleva 45 ovuli di droga e sono stati rinvenuti anche quattro cellulari nascosti in delle celle.

Solo ieri al carcere di Avellino c'era stato un sit-in di protesta. Anche alla luce degli ultimi episodi di cronaca accaduti nei penitenziari irpini. Dove più volte gli agenti hanno fermato detenuti con telefonini e caricatori. Oltre a intercettare della droga diretta ai carcerati.

Il SAPPE (Sindacato autonomo di polizia penitenziaria) ha fatto riferimento, in una nota, anche a quanto accaduto martedì scorso nel carcere di Arienzo, in provincia di Caserta: “Alcuni detenuti dell’hinterland napoletano hanno dato vita ad una manifestazione di protesta contro il Magistrato di Sorveglianza di S. Maria Capua Vetere, minacciando il personale di Polizia Penitenziaria e gli altri detenuti e rifiutando di consumare il vitto fornito dall’Amministrazione. Solo la professionalità dei nostri Agenti ha impedito che la situazione degenerasse e tornasse invece alla normalità, seppur dopo una grande tensione generale. Purtroppo la Polizia Penitenziaria della Campania, che lavora nelle carceri regionali oggi affollate da circa 7.500 persone, è costantemente esposta a troppi rischi di questo tipo e per far fronte a criticità di questo tipo ci vorrebbe un'adeguata quantità di personale di Polizia per favorire e promuovere l'osservazione e la rieducazione, garantendo allo stesso tempo l'ordine la sicurezza e la tutela dei poliziotti. Pertanto auspichiamo la massima attenzione da parte dell'amministrazione penitenziaria e dagli organi di governo. Ormai non abbiamo più parole per descrivere le criticità delle carceri campane e le conseguenti pericolose condizioni di lavoro di chi vi lavora, in primis appartenenti alla Polizia Penitenziaria”.

Le sigle sindacali più volte hanno descritto i problemi affrontati dalle guardie penitenziarie:  i tagli nelle piante organiche dei penitenziari, le condizioni di insicurezza dei penitenziari, mancanza di risorse destinate agli agenti (investimenti relativi a personale, abiti, tecnologie, mezzi in genere), lo stato di “invivibilità” di molti carceri, l'istituzione di un nucleo operativo che garantisca traduzioni di detenuti e visite ambulatoriali sul territorio e supporto in caso di eventi critici e pregiudizievoli per la sicurezza interna e esterna, così da non pesare sull'organico già ridotto.