di Andrea Fantucchio
Sono stati condannati a due anni e due mesi di reclusione da scontare ai domiciliari, per il tentato sequestro di un ventenne, gli avellinesi Diego Bocciero ed Elpidio Galluccio, entrambi 29enni, difesi dagli avvocati Gaetano Aufiero e Carmine Danna. Un anno e sei mesi con obbligo di firma per il 51enne, Antonio Romagnuolo, stessa condanna con pena sospesa per il figlio Alessio, 20 anni (padre e figlio sono difesi dall'avvocato Nello Pizza), e per Sabato Ferrante, anche lui 20enne, rappresentato dal legale Michele De Vita. Gli ultimi due imputati erano incesurati. I cinque sono stati tutti giudicati con il rito abbreviato, che è stato celebrato questa mattina dal giudice per le udienze preliminari, Fabrizio Ciccone.
Come si è arrivati al processo
La vicenda giudiziaria è nata da un'operazione dell'antimafia napoletana eseguita lo scorso aprile. I carabinieri di Avellino avevano arrestato i cinque imputati giudicati questa mattina. Altre due persone erano state indagate a piede libero. Per l'accusa avevano concorso al tentato sequestro di un ventenne, fuggito a Roma dopo aver rubato più di quindicimila euro in un'autorimessa di Avellino gestita da Galluccio e Bocciero. Un furto che aveva scatenato il tentativo di vendetta degli imputati. Decine le intercettazioni nelle quali venivano ascoltati pianificare la spedizione punitiva a Roma. Gli imputati avevano anche setacciato alcuni hotel avellinesi e ascoltato i familiari del ventenne, oltre a ricorrere a un investigatore privato. Decisivo, per rintracciare il loro bersagio, si era rivelato l'accesso al suo profilo facebook. Ma il viaggio nella città capitolina si era rivelato inutile: i carabinieri avevano avvertito il ventenne che si era spostato altrove. Poi c'erano stati gli arresti.
Come era caduto il metodo mafioso inizialmente contestato
Al Riesame i difensori avevano fatto cadere il metodo mafioso, inizialmente contestato ai cinque imputati giudicati oggi. Il gip di Napoli, Maurizio Conte, nell'ordinanza di applicazione delle misure cautelari aveva già bocciato la finalità mafiosa. E spiegato che era indimostrabile, come invece sostenuto dalla Dda, che le persone indagate avessero voluto favorire il clan dei Genovese. Ritenuto non attivo dal 2003: anno dell'ultima sentenza che riguarda l'associazione criminale. La difesa aveva dimostrato al Riesame come fosse insussistente anche la modalità mafiosa: sostenevano, fra le altre cose, l'assenza di episodi violenti nei confronti di familiari del ventenne e di “azioni invasive” compiute dagli indagati mai condannati per reati associativi. Una prima vittoria giudiziaria che si è poi rivelata fondamentale anche in vista dell'udienza di oggi, alleggerendo molto la posizione degli imputati.
Le richieste della Procura
Questa mattina il sostituto procuratore, Paola Galdo, aveva chiesto tre anni e quattro mesi di reclusione per Galluccio e Bocciero, e due anni e otto mesi per gli altri tre imputati. Le difese, grazie ai loro interventi, sono riusciti a ottenere pene più miti. Ora ricorreranno in Appello, mirando a un'ulteriore riduzione delle condanne.
