«Buonasera, sono il topone», sms minatori ad Arvonio: assolto

Il 39enne Peluso, difeso dall'avvocato Gerardo Santamaria, è stato assolto.

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Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio 

Ora potrà tornare a vendere le sue amate spighe. Il tribunale gli ha dato ragione: la sua attività non violava alcuna norma sanitaria. Anzi, il giudice ha fatto di più: lo ha infatti assolto anche dall'accusa di aver minacciato un pubblico ufficiale: Luca Peluso, 39 anni di Avellino, era innocente. 

Tutto è iniziato con quell'sms davvero singolare.

«Comandante, buonasera sono il topone. Il vostro collega mi sta sequestrando». Così scriveva Peluso, per tutti ad Avellino «il topone». Il destinatario? Il comandante dei vigili urbani, Michele Arvonio. Un messaggio inviato dopo che gli agenti della polizia municipale, ad agosto del 2016, avevano sequestrato la postazione dove Peluso vendeva le sue spighe.

Quello e altri sms erano valsi al 39enne un processo per minaccia a pubblico ufficiale. Un'accusa che si è aggiunta a quella di aver venduto sostanze alimentari in cattivo stato di conservazione. Ipotesi sempre respinte dall'imputato con alle spalle diversi anni di attività.

Ieri il giudice, Lorenzo Corona, ha assolto Peluso da entrambi i reati. La difesa era rappresentata dall'avvocato, Gerardo Santamaria. Il vpo (vice procuratore onorario), Isabella De Asmundis, aveva chiesto otto mesi di reclusione.

Secondo l'accusa, dopo il sequestro effettuato dai vigili, Peluso aveva più volte minacciato Arvonio. Sempre com messaggi sul cellulare.

«Mercoledì sto in procura col l'avvocato e porto fotografie fatte ieri sera a venditori come me più altre immagini con i vigili che passano davanti». Scriveva l'imputato. Prima di rincarare la dose: «Avellino si fa a chi figlio e chi figliastro, spero che dopo sceso dalla Procura qualcuno perderà il posto».

Le prove a carico di Peluso, insomma, non mancavano. Eppure la difesa è riuscita a dimostrare la sua innocenza. E a chiarire come «le pannocchie sequestrate erano in ottimo stato di conservazione in quanto detenute in una pentola igienizzata. Inoltre l'acqua utilizzata per la cottura era stata comprata in bottiglie sigillate».

L'avvocato Santamaria ha sostenuto che l'imputato aveva contattato il comandante Arvonio «non per minacciarlo ma per un senso di giustizia».

«Sapevo – ha dichiarato Peluso in proposito – che ormai il sequestro era stato eseguito e che il comandante, pur volendo, non poteva far nulla il merito. I messaggi volevano solo porre l'attenzione sul fatto che c'erano altri venditori ambulanti nelle mie condizioni che non erano stati controllati. Inoltre io avevo intenzione di regolarizzare al più presto la mia posizione».

Alla fine il tribunale gli ha dato ragione.