Avellino, morta dopo asportazione utero: 9 medici a processo

La donna era deceduta al Cardarelli. Prima era stata operata nella clinica avellinese.

I medici sono accusati di omicidio colposo. Avrebbero peccato di negligenza e imperizia. I diretti interessati respingono ogni accusa.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio 

A processo nove medici della Casa di Cura Malzoni Villa dei Platani di Avellino. Nei confronti degli specialisti è ipotizzato il reato di omicidio colposo per il decesso di una paziente morta al Cardarelli di Napoli nel 2016. Il processo inizierà il prossimo 25 gennaio. E' stato invece prosciolto il medico Giuseppe Rosario Lannino.

La vicenda giudiziaria nasce dal decesso di una 54enne di Agropoli che nel 2016 era venuta in Irpinia per sottoporsi a un intervento di “isteroannessictomia con studio estemporaneo intraoperatorio di linfonodo sentinella”.  Un'operazione che prevede l'asportazione dell’utero.

Per il sostituto procuratore, Luigi Iglio, ci sarebbe stata una errata diagnosi dei sintomi manifestati dalla paziente dopo l'intervento. L'accusa ha evidenziato un'ipotetica «mancata predisposizione di adeguati e tempestivi strumenti di cura e di idonea terapia nei confronti della paziente, considerato che, sin dal giorno successivo all'intervento, la donna avrebbe accusato dolori addominali».

Inoltre i magistrati contestano presunte errate valutazioni e scelte tecniche praticate dai medici che hanno operato d'urgenza la donna l'8 dicembre del 2016. Nell'indagine rientra anche un secondo intervento. Operazione che – secondo l'accusa – non avrebbe tenuto conto delle condizioni della paziente dopo precedenti interventi chirurgici.

Sono perciò finiti a processo l'allora primario del reparto di genecologia endoscopica, i medici che avevano monitorato le condizioni della paziente dopo il primo intervento e gli specialisti che avevano sottoposto la donna ad altre due operazioni. 

I professionisti ora sono pronti a sostenere la propria innocenza durante il processo. Quando saranno assistiti dagli avvocati Olindo Paolo Preziosi, Teodoro Reppucci, Giuseppe Russo, Alberto Megliola, Adriana Maffeo, Ciro Favarolo e Amedeo Di Pietro.

Il legale Olindo Paolo Preziosi ha dichiarato: «Resto certo dell'estraneità dei miei assistiti rispetto ai reati contestati. Per la cui complessità è opportuno l’approfondimento dibattimentale attraverso la contrapposizione delle opposte tesi di parte».

Le difese dei medici infatti, grazie all'escussione di alcuni testimoni e a delle consulenze tecniche di parte, sono pronte a dimostrare l'estraneità dei loro assistiti rispetto ai reati ipotizzati. E a chiarire come gli specialisti abbiano seguito tutto il protocollo previsto in casi simili agendo con diligenza e professionalità. La sorella della vittima si è costituita parte civile, affiancata dall'avvocato Domenicantonio D'Alessandro.