di Andrea Fantucchio
Le auto sono arrivate alla spicciolata. Un lento e silenzioso corteo. Non mancava nessuno dei suoi amici, venuti a dargli l'ultimo saluto: chi da Avellino chi dalla provincia. Erano in centinaia questa mattina, nei pressi della piccola chiesa di Santa Maria degli Angeli a Chiusano San Domenico. Il paesino dove il diciannovenne Matteo Reppucci – deceduto nella notte fra domenica e lunedì al Moscati di Avellino – abitava con i genitori. I compagni di classe, i parenti e altri cittadini che hanno voluto partecipare al lutto cittadino, indetto dal sindaco Carmine De Angelis, non sono voluti mancare.
Non lontano dalla chiesa c'era un presidio di palloncini, gialli e bianchi, come quelli già sventolati dai ragazzi del liceo Mancini durante il corteo indetto in onore del diciannovenne di Chiusano. Il “golden boy” - così lo chiamavano gli amici più stretti – che se ne è andato via troppo presto.
Tanti gli striscioni d'addio. Una scritta a pennarello, su un fondo bianco: «Grazie per la tua bontà, il tuo sorriso, la tua amicizia, semplicemente grazie, “babbiò”». Poco distante, «Amici di infanzia, amici da sempre, amici per sempre», firmato Michele. Uno di quelli che Matteo lo conosceva bene.
«Era un ragazzo dal sorriso spesso stancato sul volto, gli bastava poco per essere allegro e riusciva a coinvolgerti con il suo entusiasmo», ci dice una ragazza che ha gli occhi velati di lacrime. «Io non posso semplicemente accettare un dramma del genere: non si può morire così a diciannove anni». Le fa eco una amica.
Un silenzio sacrale ha accolto l'arrivo del feretro in chiesa. Dove il prete, Antonio Romano, ha celebrato una messa per il giovane.
«Una disgrazia simile - ha detto il religioso - non è accettabile se non crediamo che Matteo sia ancora qui, in spirito, con il suo sorriso».
Intorno alla sua morte – come vi abbiamo raccontato ieri – c'è ancora un mistero da sciogliere. Relativo a un primo ricovero, con successiva dimissione, avvenuto pochi giorni prima di domenica. La famiglia vuole sapere se questo dramma potesse essere previsto e quindi evitato. Un altra battaglia, ma non adesso: oggi è solo il giorno dell'addio e del silenzio.
