di Andrea Fantucchio
Altri sei mesi di indagine sul decesso della 42enne romena, morta lo scorso febbraio in via Morelli e Silvati, a due passi dal Coni di Avellino. Così come richiesto dal sostituto procuratore, Cecilia De Angelis. Un operatore del 118 è indagato per omicidio colposo e omissione in atti d'ufficio. Gli investigatori dovranno realizzare ulteriori accertamenti per verificare se l'uomo, dopo aver ricevuto la chiamata di soccorso, abbia omesso di inviare l'ambulanza così come sostenuto dai parenti della vittima.
I familiari della donna, assistiti dagli avvocati Claudio Frongillo e Domenico Antoniello, hanno infatti raccontato che la 42enne aveva lamentato forti dolori: era stata chiamata la centrale operativa del 118, che non avrebbe fatto partire l'ambulanza tempestivamente. Il fratello aveva provato ad accompagnare in auto la sorella. Le condizioni della donna era però peggiorate durante il tragitto, all'altezza del Coni la vittima era scesa dalla vettura per poi accasciarsi al suolo. Il personale medico - arrivato qualche minuto dopo - aveva solo potuto constatare il decesso.
L'indagato ha offerto una versione differente: quando aveva ricevuto la prima telefonata non c'erano ambulanze disponibili, così aveva avvertito i parenti che li avrebbe richiamati quando se ne fosse liberata una. Una telefonata che sarebbe arrivata dopo due minuti dalla prima chiamata: dall'altro capo del telefono nessuna risposta. L'operatore avrebbe quindi fatto tutto il possibile, senza peccare di negligenza.
In questi sei mesi gli inquirenti dovranno cercare di chiarire la verità. Decisiva potrebbero rivelarsi i risultati dell'autopsia e degli altri esami eseguiti dal medico legale, Lamberto Pianese. Accertate le cause del decesso sarà infatti possibile stabilire se ci sia stata una colpa da parte del soccorritore o se, viceversa, si sia trattato di una tragica fatalità.
