Cartelle pazienti duplicate e falsificate: truffa all'Asl

Per incassare illecitamente i contributi all'insaputa dei portatori di handicap

Avellino.  

Firme false e cartelle dei pazienti duplicate, probabilmente per chiedere più volte lo stesso contributo. E imprese fornitrici che, approfittando del completo disastro organizzativo degli uffici, riescono a infiltrarsi fin dove non dovrebbero, mettendo mano, in più di una occasione, anche a documenti delicatissimi, falsificandoli.

C'è tutto questo dietro un blitz della Guardia di Finanza di Avellino in un distretto sanitario della Asl. Nel mirino ci sono le forniture per la riabilitazione, presidi medici che costano migliaia e migliaia di euro e attorno ai quali si alimenta il mostro della corruzione.

Le carte, per quello che filtra da via degli Imbimbo, sono già state acquisite dagli investigatori che hanno avviato una inchiesta per truffa. Tra le ipotesi, che devono trovare riscontri utili davanti a un magistrato del pubblico ministero e un giudice, c'è anche quella di connivenze endogene.

Il meccanismo, ripetuto più e più volte, è sconcertante: il paziente, spesso ignaro, si presenta ad una ditta chiedendo il presidio per la riabilitazione, ad esempio una protesi mammaria o un apparecchio acustico, lo paga, pure profumatamente, ringrazia e se ne va.

Per questi presidi l'Asl concede un contributo, pari al 30, 40 per cento del prezzo. Ed è qui che entra in azione il sistema. La ditta che ha ceduto il presidio, senza darne notizia al paziente, inoltra a nome di questi (con tanto di firma farlocca e recapiti telefonici civetta) la richiesta all'Asl che liquida. E il gioco è fatto a scapito dei pazienti, a tutti gli effetti portatori di handicap, che, con questo sistema, vengono gabbati più volte. Già, perché per implementare gli incassi, accade che le imprese fornitrici scrivano in cartella di aver fornito un presidio di 10.000 euro, mentre il paziente (che già non ha incassato il contributo) va in giro con del materiale scadente, magari proveniente dalla Cina, e non lo sa.

Tutto sarebbe saltato fuori per caso, quando un funzionario, per un problema burocratico, ha provato a contattare uno dei pazienti. Quello che ha incocciato sulla cartella era il numero civetta e non quello del paziente. Ha fatto controlli ed ha scoperto che non solo il portatore di handicap non aveva incassato il contributo, ma che in calce alla cartella la firma era apocrifa.

Ora è tutto nelle mani della Guardia di Finanza di Avellino.