Volevano dare fuoco alla villa bunker dei Cava, teste racconta

La testimonianza in aula dell'amministratore giudiziario dei beni sequestrati al clan

Spogliata la villa, con l'asportazione di porte, infissi, impianto elettrico, sanitari con danneggiamento di tutto ciò che non era stato possibile portare via, come i pavimenti, marmi, ringhiere e ascensore interno

Avellino.  

Si è tenuta questa mattina nell'aula del Tribunale collegiale di Avellino, Presidente Roberto Melone, una nuova udienza del processo a carico del clan Cava, in relazione  alla sottrazione dei beni presenti all'interno della villa bunker, prima sequestrata e poi confiscata. Questa mattina è stato sentito l'ultimo teste dell'accusa, l'amministratore giudiziario dei beni sequestrati al clan.

L'amministratore ha elencato i numerosi beni sequestrati, oltre 200, tra cui conti correnti bancari e numerosi immobili, oltre alla  leggendaria villa bunker, sita a Pago del Vallo di Lauro, della quale sono state mostrate in aula anche le fotografie scattate proprio dall'amministratore al momento del sequestro.

Nel raccontare come era stata spogliata la villa, con l'asportazione di porte, infissi, impianto elettrico, sanitari e quant'altro, l'amministratore si è soffermato anche nell'evidenziare il danneggiamento di tutto ciò che non era stato possibile portare via, come i pavimenti, i marmi, le ringhiere delle scale, l'ascensore interno ecc.

Raccapricciante poi il racconto fatto in merito a quanto rinvenuto all'interno di alcune stanze. Infatti, al centro di svariate  camere erano stati accatastati pneumatici e vecchie porte di legno. Preludio o ammonimento di un possibile incendio. Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Raffaele Bizzarro e Rolando Iorio. La prossima udienza è stata fissata al 12 settembre, giorno in cui saranno sentiti i primi testi della difesa.