Frode nel settore agroalimentare: quattro denunce in Irpinia e sequestri per oltre 30 quintali di prodotti caseari, per un valore di circa 100mila euro in un comune della provincia. Sequestrata circa mezza tonnellata di caciocavalli, pari a 270 pezzi per un valore di 15mila euro e 2.000 pezzi di formaggio stagionato (caciocavalli, formaggio del Cilento, formaggio di pecora bagnolese, formaggio di pecora, ricotta salata) per un peso complessivo di oltre 25 quintali e un approssimativo valore di mercato di 75mila euro. E’ scattato nelle scorse ore il sequestro amministrativo in provincia di Avellino, con contestuale distruzione anche di 116 caciotte del peso complessivo di oltre 230 chili. In azione i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale del Gruppo Carabinieri Forestale di Avellino e della Stazione Carabinieri Forestale di Volturara Irpina con i militari di Zungoli, impegnati in controlli amministrativi sulla rintracciabilità dei prodotti agroalimentari.
Denunce e sequestri per 100mila euro di formaggi
Nei guai sono finiti il gestore e il legale rappresentante della cooperativa assieme a due dipendenti, che sono stati denunciati per favoreggiamento reali, frode nell’esercizio del commercio, commercio di sostanze alimentari contraffatte o adulterate, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico , vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine, contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine di prodotti agroalimentari e ricettazione, e sanzionati con una multa da 16.500 euro
Verifiche sulla produzione
Dopo i controlli amministrativi eseguiti assieme al personale del Servizio Veterinario Igiene degli Allevamenti e delle Produzioni Zootecniche dell’A.S.L. di Avellino, le forze dell’ordine hanno accertato, come riferito a mezzo stampa, che le etichettature dei formaggi pronti alla vendita, contenevano indicazioni che indicavano come ‘caciocavallo podolico irpino di grotta’ una tipologia di caciotta, che sarebbe stata prodotta con comune latte vaccino, pastorizzato e caglio di bovino invece di utilizzare il latte crudo intero e il più pregiato caglio di agnello o capretto; in altri casi i militari non hanno potuto accertare la rintracciabilità del prodotto e hanno riscontrato difformità nelle etichettature e nelle procedure relative alla linea di lavorazione. Parte dei formaggi stagionati, secondo gli accertamenti riferiti nel comunicato stampa, sarebbe stata prodotta in altre località rispetto a quelle esposte nell’etichetta. I militari hanno anche accertato che alcuni prodotti sarebbero stati trasportati in sacchi di plastica non conformi e con un veicolo sprovvisto di registrazione per il trasporto di alimenti.
