Ispezione al carcere di Bellizzi: troppa carenza sanitaria

Questa mattina la Camera Penale nel penitenziario di Avellino

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Avellino.  

Emergenza carceri, questa mattina la Camera penale irpina con l’Osservatorio carcere regionale e Garante detenuti provinciale hanno avviato una ispezione nel penitenziario di Bellizzi. Una visita durata tre ore e mezzo con il presidente dei penalisti Luigi Petrillo, la responsabile regionale dell’Osservatorio carcere dell’Unione camere penali, Giovanna Perna e il referente provinciale del Garante dei Detenuti Carlo Mele.

Un bilancio poco felice quello riscontrato all’interno del carcere di Avellino. Come in tutti i penitenziari italiani anche quello di Avellino è in sovraffollamento. Ma non solo. Il problema del carcere di Bellizzi è legato soprattutto alla situazione sanitaria, del tutto carente. Mancano educatori, manca personale medico, in particolar modo gli psichiatri. E poi manca l’organizzazione per una efficace rieducazione dei detenuti all’interno delle mura carcerarie. Purtroppo si è carenti anche di fondi, ed è per questo che la delegazione di esperti questa mattina ha fatto un resoconto delle criticità di Bellizzi per poi rigirarle alle istituzioni. Ad Avellino al momento ci sono 100 detenuti in più rispetto alla normale capienza. Nel 2018 vi sono stati 148 detenuti morti, tra cui 67 suicidi. Al 7 agosto 2019, i morti sono 81 ed i suicidi 30. Un decesso ogni tre giorni.

«I dati del Ministero di Giustizia relativi ai detenuti presenti nelle carceri italiane al 31 luglio 2019 sono impietosi: a fronte di una capienza regolamentare di 50.480 sono presenti 60.254 detenuti di cui ben 18.518 in custodia cautelare. Il sovraffollamento, che pure di per sé integra una violazione dell' art.3 della Cedu, rappresenta soltanto uno dei fattori di crisi: nel 35,3% delle carceri italiane non c'è acqua calda, il 7,1% non dispone di un riscaldamento funzionante, nel 20% non ci sono spazi per permettere ai detenuti di lavorare (dove ci sono, lavorare è un privilegio di pochi) e nel 27,1% non ci sono aree verdi per i colloqui coi familiari; nella stragrande maggioranza delle carceri italiane non può svolgersi alcun trattamento, per la mancanza degli educatori carcerari e di risorse umane dedicate».