Saluto fascista durante il comizio di Salvini. A giudizio

La Procura di Avellino ha chiuso le indagini su un 56 enne di Mercogliano

saluto fascista durante il comizio di salvini a giudizio
Avellino.  

La Procura di Avellino ha chiuso le indagini su un 56 enne di Mercogliano accusato di aver esibito il saluto romano durante un comizio del leader della Lega Matteo Salvini ad Avellino, nel corso di un appuntamento elettorale lo scorso anno a sostegno del candidato Biancamaria D'Agostino.

Era il 6 maggio 2019, il comizio si teneva presso il Cineteatro Partenio. In quella occasione l'imputato si distinse tra la folla con il saluto romano che rimanda all'ideologia fascista. Il gesto, che evoca valori politici di discriminazione razziale e di intolleranza, è reato, anche se non é accompagnato da alcuna violenza, perché la legge è finalizzata ad una tutela preventiva, tipica dei reati di pericolo.

Il saluto romano è vietato in Italia dalla legge n. 645 del 20 giugno 1952 ("Legge Scelba"), successivamente modificata con la Legge n. n. 205 del 25 giugno 1993 ("Legge Mancino"), e può essere punito con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da 200 euro a 500 euro. Una sentenza della Corte di Cassazione del febbraio 2018 ha sancito che il saluto romano non costituisce reato se compiuto come «atto commemorativo».

Il sostituto procuratore Teresa Venezia ha disposto per il 56enne la citazione diretta a giudizio, processo senza passare per l'udienza preliminare.

L'uomo dovrà comparire davanti ai giudici il prossimo 9 dicembre 2020. Il 56 enne è difeso dagli avvocati Michele Sacibelli e Angelo Iandolo.