Mimmì è stato ucciso, altro che appelli a "Chi l'ha visto"

Il caso del 69enne di Prata Principato Ultra sottovalutato dagli investigatori

mimmi e stato ucciso altro che appelli a chi l ha visto
Avellino.  

Uno capisce la valigetta di Roberto Calvi mostrata in televisione prima che la vedessero i magistrati. Da anni tutti la cercavano. Manco a farlo apposta, fu una sera del primo aprile del 1986. Enzo Biagi si presentò ai telespettatori di “Spot” con la Valextra a soffietto e iniziò a tirare fuori i documenti: una Rai che non rincorreva soltanto i titoli e che gli scoop li faceva veramente.

Oggi è primo aprile ma ieri “Chi l'ha visto” ha voluto prendersi un anticipo mettendo Ottopagine in mezzo a una turpe storia. È già agghiacciante vedere che il caso di una persona si apra o si chiuda solo perché se ne occupa o meno una trasmissione televisiva. Della vergognosa sconfitta, autoinflitta, delle istituzioni preposte a rintracciare Domenico Manzo, il 69enne di Prata Principato Ultra “scomparso” l'8 gennaio scorso, preferiremmo non parlarne, dovendo stendere il pietoso velo che salva qualche sonacchiosa caserma: tanto bastano i pettegolezzi che riferiscono quelli di una trasmissione a far andare avanti le indagini.

Quella di Domenico Manzo non è una scomparsa ma un omicidio e come tale andava trattato dagli investigatori, che a questo punto avrebbero dovuto avere già ben chiare tutte le dinamiche. Ci sono indizi che portano a interessi economici. Ci sono consapevolezze riguardo l'arte di arraggiarsi che riferiscono familiari diretti. Ci sono brutte, davvero brutte e pericolose frequentazioni di congiunti che potrebbero rappresentare la chiave di volta. Tre serie di indizi che aprono infinite piste investigative, se uno ha chiaro il ruolo di quello che è chiamato a fare un investigatore. Più tempo viene lasciato trascorrere più aumentano le possibilità che il corpo (o quel che resta) lo ritrovi un occasionale cercatore di asparagi: qui non c'è alcuna possibilità che qualcuno si penta e confessi l'omicidio, perché nessuno è messo alle strette e nessuno si sente il fiato sul collo.

Se un articolo messo e tolto dopo qualche minuto (il ritrovamento di un corpo in un casolare) deve rappresentare l'alibi per parlare di un omicidiio e stanare chi deve essere stanato, si tranquillizzino tutti: avvocati e familiari in cerca di verità, trasmissioni a caccia di titoli e investigatori sulle tracce di scenari, ve lo scriviamo papale papale nel titolo, Domenico Manzo secondo noi è stato ucciso. E, lo ricordiamo ai cialtroni che senza comprendere le dinamiche buttano veleno, il suo nome va ad aggiungersi alle decine di omicidi da trent'anni irrisolti ad Avellino e in Irpinia, con altrettani assassini a piede libero, a partire da Gina Ferraro, Alfonso Landi, Domenico Falco... e ancora, ancora e ancora.