Si sono entrambi avvalsi della facoltà di non rispondere Giovanni Limata ed Elena Gioia, i due ragazzi accusati dell'omicidio di Aldo Gioia. La linea difensiva, dunque, tende a radicalizzare i pochi dettagli fino a questo punto certi e provati riguardo l'uccisione, con un coltello da caccia, del 53enne, papà di Elena e, a quanto si è appreso, contrario alla relazione tra i due.
Difesi dagli avvocati Mario Villani (Giovanni Limata) e D'Urso Cerino (Elena Gioia), i due ragazzi, accusati di omicidio premeditato (lui) e di concorso (lei), sono comparsi davanti al Gip Paolo Cassano e al sostituto procuratore Vincenzo Russo, che segue fin dalle prime battute le indagini sul caso. Tra pochi minuti Cassano renderà nota la decisione sulla custodia cautelare in carcere dei due ragazzi. Allo stato, appare scontata.
Gli esami autoptici saranno effettuati in giornata dal medico legale Carmen Sementa. Al riguardo nominati anche i consulenti di parte - per Limata la dottoressa Monica Fonzo -, essendo l'autopsia un atto unico e irripetibile. La specialista dovrà chiarire al pubblico ministero l'esatto numero delle coltellate inferte alla vittima, quale è stata quella mortale, se tra i due c'è stata lotta, come sembra sia accaduto in realtà, o se Aldo Gioia sia stato finito mentre dormiva sul divano del suo salotto.
La chat tra i due ragazzi diventa, a questo punto, di centrale importanza per ricostruire il ruolo di ognuno dei due. Le parziali ammissioni fatte da Giovanni ed Elena devono trovare riscontri concreti, che confermino o confutino la premeditazione dell'omicidio. La circostanza che uno accusi l'altro di un ruolo predominante non contribuisce a fare chiarezza. Molti i particolari che mancano per ricostruire tutta la vicenda: se effettivamente avevano in animo di fare una strage, uccidendo anche la moglie di Gioia, Liana Ferrajolo, e la sorella di Elena, studentessa universitaria di 23 anni, presente in casa ma nella sua stanzetta al momento dell'accoltellamento. Come avevano progettato di sostenere la storia: l'uomo incappucciato e la rapina erano tutto il loro piano? Sarebbero fuggiti insieme dopo? Giovanni Limata non ha la patente: come è tornato a casa? Aiutato da chi? E come si è introdotto nell'abitazione dei Gioia? Aveva la chiave o Elena effettivamente gli ha tenuto socchiusa la porta? Tutti dettagli che formano il quadro complessivo del tremento fatto di sangue, capace di scuote una intera comunità, ma che al momento non sono noti.
