Un delitto terrificante in centro, proprio in mezzo a noi

in Criminologia, esiste una categoria di soggetti definiti Mass murderer

un delitto terrificante in centro proprio in mezzo a noi
Avellino.  


Prof. Dott. Antonio Leggiero
 

Ancora una volta, la cronaca quotidiana ci riporta notizie di episodi criminosi eclatanti ed efferati, compiuti con una brutalità estrema. Tuttavia, ciò che sgomenta di solito maggiormente è quando questi crimini non vengono commessi centinaia di chilometri lontani da noi, ma, in mezzo a noi, nella città dove viviamo, nel palazzo che frequentiamo, in ambienti sociali ed amicali che sono prossimi esistenzialmente a noi e che hanno come vittima una persona normale, “concreta e reale”, quasi come se la lontananza dell’avvenimento contribuisse ad una sorta di smaterializzazione del soggetto-vittima: ad una specie di disumanizzazione. Quando, invece, la vittima è un nostro conoscente, un nostro amico, allora percepiamo con maggiore intensità, nettezza e durezza la tragedia che è stata perpetrata, con il suo macabro corredo di crudeltà. Un altro fattore - avente l’effetto di amplificare, giustamente, la risonanza della entità criminosa dell’evento, oltre a produrre una sensazione di maggiore ed accresciuto sgomento- è quando a compiere un delitto si tratta di giovani. Per di più in danno di stretti congiunti. Come nel recente delitto di Avellino. E’ qualcosa che sfugge ai pur poliedrici, duttili e versatili meccanismi di comprensione.

Ebbene, senza avere assolutamente la pretesa di entrare in vicende investigative e giudiziarie, delicate e complesse, che sono di competenza di organi istituzionali come le Forze dell’Ordine e la Magistratura, si ritiene possa essere proficuo poter aiutare la conoscenza di questi odiosi e ripugnanti fenomeni da parte del cosiddetto “uomo comune”, evidenziando perché avvengono questi delitti, chi sono gli autori, quali le loro psicocriminodinamiche.

Preliminarmente, in Criminologia, esiste una categoria di soggetti definiti Mass murderer (vale a dire assassini di massa). Si tratta di soggetti che in un medesimo contesto spazio-temporale uccidono o tentano di uccidere più persone. E’ doveroso puntualizzare che dalla categoria in questione esulano, per convenzione, gli stragisti per scopi politici, ideologici e terroristici. Nell’ambito della categoria dei Mass murderer si distinguono i Classic Mass Murderer ed i Family Mass Murderer. I primi sono gli stragisti classici che uccidono per delle motivazioni irrazionali, interiori, rivolgendo la loro azione criminale, di solito, contro le Istituzioni (esempi paradigmatici le stragi nelle scuole). I secondi sono gli stragisti familiari che uccidono o tentano di uccidere le persone nell’ambito del proprio nucleo familiare.

Il caso dell’efferato delitto di Avellino dei due fidanzati, naturalmente, rientra nella seconda categoria. Infatti, per una pura casualità, l’omicidio non si è trasformato in una vera e propria strage con lo sterminio dell’intero nucleo familiare, come verosimilmente era nei deliranti piani degli omicidi. Dal momento che le motivazioni interiori, la personalità dei soggetti, la psicocriminodinamica sono uguali, in maniera appropriata, in Criminologia anche i casi di tentativo vengono equiparati alle stragi compiute.

Ma chi sono questi Family Mass Murderer? Qual è il loro profilo criminologico? Il Criminal Classification Manual (il Manuale internazionale di classificazione dei crimini) definisce le stragi in questione Domestic Homicide (omicidi domestici) e distingue le tipologie stragiste familiari in due sottocategorie: Spontaneus domestic homicide e Staged domestic homicide. Quale la differenza? Nella prima sottocategoria si tratta di una strage domestica non programmata, repentina, improvvisa, spesse volte frutto di un raptus o di un momento di discontrollo, anche per antiche psicodinamiche conflittuali. Nella seconda sottocategoria si tratta di una strage domestica, programmata e preventivata, spesso con predisposizione di ogni particolare. Da quello che appare, i delitto dei fidanzati di Avellino può tranquillamente essere sussunto in questa seconda sottocategoria.

I soggetti che compiono queste azioni rispondono ad un profilo criminologico ben preciso. Si tratta di soggetti giovani o di età relativamente giovane (20-40 anni)- nonostante vi siano casi con età molto più avanzata - spesso affetti da gravi disturbi di personalità (a volte non individuati e diagnosticati opportunamente) se non addirittura affetti da vere e proprie patologie psichiatriche, con una scarsa o quasi nulla tolleranza nei confronti della frustrazione, inclini all’aggressività ed alla violenza, frequentemente con una storia di assunzione di alcool e/o sostanze stupefacenti, privi di rimorso, anaffettivi e mossi prevalentemente da motivi utilitaristici. In riferimento a quest’ultimo termine, va precisato che per utilitarismo non si intende soltanto un vantaggio materiale ed economico (come pure talvolta succede), ma anche di tipo esistenziale nel senso di rimozione di un ostacolo ai disegni ed ai progetti del o dei criminali.

In quest’ultimo caso specifico questi criminali vengono definiti tecnicamente, in un’accezione criminologica, “libertari” nel senso che uccidono per liberarsi da un malinteso, abnorme e, finanche patologico, senso di oppressione da parte dei genitori. Particolarmente, la pericolosità criminale si acuisce quando l’azione è compiuta in coppia: le cosiddette “coppie criminali” che spesso sono legate da vincolo sentimentale. In questi casi, si riscontra sovente la presenza di un soggetto dominante (tecnicamente incube) ed un soggetto sottomesso (tecnicamente succube). La psicocriminodinamica classica concernente queste coppie criminali di fidanzati (cioè i percorsi mentali distorti ed abnormi che conducono questi soggetti all’azione stragista) – sia compiuta che tentata- va ricercata quasi sempre nell’ambito di profonde difficoltà relazionali mai risolte, che poi esplodono con una forma di violenza cieca e distruttiva contro tutti e tutto (tecnicamente pantoplastica).

E’ lapalissiano evidenziare che, in genere, entrambi i soggetti della “coppia criminale” sono soggetti disturbati, con problemi di vario grado di personalità e sovente corroborati nel loro intento criminoso dall’assunzione di droghe ed alcool. Infine, un’annotazione legata alle modalità esecutive: di solito (come nel caso di Avellino) vengono usate armi bianche (tipico è l’uso del coltello), in quanto per uccidere necessitano di un contatto con la vittima e consentono maggiormente, nonché con più elevata intensità aggressiva, l’esplosione della scarica furiosa di odio contro la vittima. Ciò denota un’abnorme rabbia distruttiva da parte dell’omicida.