La sua casa trasformata in un fortino, ma ora deve rispondere di tentato omicidio, violenza e resistenza a pubblico ufficiale, sono questi solo alcuni particolari dell'operazione che per due giorni ha tenuto col fiato sospeso l'intera Irpinia.
Il comandante provinciale dei carabinieri di Avellino, il colonnello Luigi Bramati, spiega nei dettagli l'intervento dei suoi uomini a Montella, insieme ai reparti speciali dei carabinieri Aliquota primo intervento e la squadra Operativa Supporto.
«Sono stati giorni difficili soprattutto per la delicatezza dell'intervento – ha affermato il colonnello- Perché è stato necessario bilanciare costantemente la pericolosità della persona con il rischio determinato dall' intervento stesso.
La trattativa durata 48 ore è stata anch'essa difficile date le condizioni psichiche dell'uomo, visibilmente spaventato perché ovviamente si sentiva accerchiato. Il momento più difficile è stato quando abbiamo staccato le utenze, corrente elettrica, acqua e gas. E, dunque, abbiamo temuto una sua reazione. C'è stato un picco di tensione abbastanza alto perché l'uomo è salito sul tetto e ha cominciato a inveire contro i militari. Ha lanciato di sotto un masso molto grande, colpendo tre carabinieri.
In casa, sono stati sequestrati molti oggetti, tra cui anche un fucile che stava costruendo lui artigianalmente – ha aggiunto il colonnello – questo elemento ci ha fatto capire l'elevata pericolosità del soggetto. Di contro, fortunatamente, non ha creato problemi al vicinato o ad altre persone». Il numero uno dei carabinieri di Avellino ha voluto sottolineare l'importanza dell'intervento del negoziatore, addestrato proprio per questo tipo di operazioni, «un elemento chiave per raggiungere il risultato – ha concluso».
