Processo Isochimica, si vede la fine. A gennaio 2022 la sentenza

La procura aveva chiesto per gli imputati più di 60 anni di carcere

processo isochimica si vede la fine a gennaio 2022 la sentenza

Più di 30 operai morti non potranno assistere all'epilogo di questa brutta storia che ha segnato la città di Avellino

Avellino.  

E' attesa per il 28 gennaio 2022 la sentenza del processo Isochimica, la fabbrica dei veleni di Pianodardine dove si scoibentavano le carrozze ferroviarie, oggi inserito tra i Sn i siti di interesse nazionale da bonificare perché è diventata un cimitero di amianto. Amianto che avrebbe causato già la morte di più di 30 ex operai che in quella fabbrica hanno lavorato senza adeguati dispositivi di sicurezza per molto tempo. Le vittime non potranno vedere il giorno della sentenza ma per coloro che sono rimasti sarà un giorno molto importante, l'epilogo di una storia che v avanti da 40 anni e che ha segnato la vita di centinaia di person, non solo quelli che nello stabilimento hanno operato, ma anche per i cittadini di Borgo Ferrovia. 

Ora si avvicina finalmente a conclusione dunque la vicenda giudiziaria che vede 27 persone imputate a vario titolo di omicidio colposo plurimo, disastro ambientale continuato, lesioni dolose e omissioni in atti d'ufficio.

Ieri si sono concluse le arringhe delle difese, con gli avvocati Michele Fratello e Quirino Iorio. La Procura aveva chiesto a gennaio più di 60 anni di carcere. 10 anni ciascuno per gli ex funzionari di Ferrovie dello Stato, Aldo Serio, Giovanni Notarangelo, Mauro Finocchi e Silvano Caroti e i due responsabili della sicurezza in fabbrica, Vincenzo Izzo e Pasquale De Luca. Due anni e sei mesi per l’ex sindaco Giuseppe Galasso e la giunta comunale del 2005, due anni per il curatore fallimentare della fabbrica di Pianodardine Leonida Gabrieli, sei mesi per l’altro ex primo cittadino Paolo Foti che avrebbe dovuto vigilare in qualità di custode giudiziario dell’area e il dirigente comunale Luigi Cicalese. Infine, chiesti 6 mesi per  responsabile dell’Unità operativa amianto, Luigi Borea. Le richieste di risarcimento vanno da 50mila a 100 euro. Sono oltre trenta gli ex operai morti con malattie polmonari e potenzialmente riconducibili all’inalazione di amianto e all’esposizione in ambienti lavorativi non sicuri.