Omicidio Gioia, Elena e Giovanni si rivedono nell'aula del tribunale

Ad Avellino la prima udienza del processo per il delitto di Aldo Gioia, ucciso con 14 coltellate

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Avellino.  

E' il giorno del processo per Elena Gioia e Giovanni Limata. I due giovani accusati dell'omicidio di Aldo Gioia, padre di Elena. I due fidanzati si rivedranno per la prima volta, dal 23 aprile scorso, giorno del delitto, questa mattina nell'aula del tribunale di Avellino, dove si celebrerà la prima udienza del processo a loro carico. Un giudizio immediato, così come richiesto dal pm Vincenzo Russo e deciso dal gip Paolo Cassano. 

Aldo Gioia fu ucciso con 14 coltellate, mentre dormiva sul divano della sua abitazione di Corso Vittorio Emanuele. Un delitto progettato da entrambi, che si sentivano ostacolati nella loro relazione, cominciata un paio di anni fa.

Agli atti dell'indagine le confessioni dei due, nonostante sulle prime avessero cercato di sviare gli inquirenti raccontando di un tentativo di rapina finito male. Ed ora gli avvocati difensori preparano la loro difficile difesa in aula, più che altro per ridurre la pena prevista per questo tipo di reato. L'avvocato di Elena Gioia, la penalista del foro romano Livia Rossi ha eccepito la legittimità costituzionale nella normativa che prevede l'ergastolo, in casi di omicidio aggravato consumato da persone appena maggiorenni. Come nel caso di Elena che i 18 anni all'epoca del delitto li aveva compiuti da poche settimane. Un passaggio importante che se venisse accolto dal giudice, non solo escluderebbe l'ergastolo, ma lascerebbe aperta anche la strada del rito abbreviato che ridurrebbe la pena di un terzo.