Omicidio Gioia, "Limata si ispirava ad Aureliano di Suburra"

Un'altra udienza del processo per il delitto di Aldo Gioia. La testimonianza degli agenti

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Avellino.  

Per la prima volta a distanza di sette mesi vengono ripercorsi i momenti precedenti e successivi al delitto di Aldo Gioia, il 53enne di Avellino ucciso con decine di coltellate dal fidanzato della figlia. Nell'aula del tribunale di Avellino, gli agenti della squadra Mobile, insieme al dirigente Gianluca Aurilia, hanno raccontato cosa è accaduto quella sera. Davanti al giudice Pierpaolo Calabrese i testi hanno ricostruito minuto per minuto la notte tra il 23 e i 24 aprile.

Questa volta ad assistere all’udienza soltanto il giovane Giovanni Limata. Assente, invece, la sua ex fidanzata Elena. “La prima chiamata al 113 è avvenuta alle 22.37 - racconta Aurilia con i verbali alla mano - l’ambulanza è giunta alle 22.44 e la polizia arriva invece alle 22.47. Quando gli agenti sono entrati in casa, hanno trovato Aldo Gioia sul divano insanguinato. La moglie accanto che gli tamponava le ferite. In quel frangente, Liana racconta agli agenti di aver udito le urla del marito e lo stesso che le diceva di aver visto qualcuno dietro la tenda. Alle 23 Aldo Gioia è stato trasportato in ospedale dove muore un’ora dopo». A raccontare i momenti successivi ci sono gli altri agenti Alfredo Genevose, Stefano Lippiello, Luigi Pepe e Antonio Gaglione. Sono stati proprio loro, quella notte, a lavorare alle ore successive al delitto. Uno dei poliziotti ha raccontato la scena raccapricciante di quando è entrato nell’appartamento di Gioia, ritrovato in un lago di sangue. Un altro agente invece ha ispezionato scale e sottoscala. Qui sono stati ritrovati il giubbotto di pelle e il fodero del coltello, insieme alla tessera sanitaria di Giovanni Limata. Subito partono le ricerche del giovane a Cervinara. Gli agenti arrivano a casa sua, lo prelevano, sequestrano il coltello ancora con le tracce di sangue e si dirigono in questura. 

Altri particolari vengono raccontati relativamente alla messaggistica trovata sui cellulari sequestrati e sulle telecamere visionate dagli agenti. Dalle telecamere di alcuni negozi del corso Vittorio e Emanuele ci sono due filmati che guardano la porta d’ingresso dell’abitazione di Gioia e si vede arrivare Giovanni Limata alle 21.18. Alle 22.25 scende Elena a buttare la spazzatura e poi salgono insieme. Alle 22.35 viene inquadrato Limata mentre scappa nella parte bassa del corso, dove viene preso in auto dalle sue amiche di Cervinara. 

Agli atti delle indagini anche la messaggistica raccolta sui cellulari. Il primo messaggio di Giovanni a Elena che l’avverte di essere arrivato sotto casa. Lei risponde e scrive: “Allora, io scendo e vado a buttare la spazzatura così non desto sospetto e lascio la porta aperta e poi mi chiudo in stanza”.

Alle 22.16, altro messaggio di Elena: papà sta dormendo, io sto per scendere.  

Alle 22.22 Limata: vabbè per fortuna i carabinieri non mi hanno fermato, ma solo guardato. 

Alle 22.32 Limata scrive: sono dentro. Nello stesso tempo, alle 22.32 Elena: vai amó.

Un particolare che è emerso dalle analisi dei messaggi ritrovati sui cellullari, sono i soprannomi utilizzati dai due fidanzatini. Lui, in particolare, si faceva chiamare Aureliano, noto protagonista della serie televisiva Suburra.

Alle 22.35 Limata viene inquadrato dalle telecamere giù. Pochi minuti per compiere quell’atroce delitto.  Nella prossima udienza, che si terrà il 22 dicembre, alle 11,30 saranno ascoltate la dottoressa Carmen Sementa, medico legale e la moglie di Aldo Gioia assieme alla figlia Emilia.