Omicidio Orazio De Paola: Gianluca Di Matola condannato a 18 anni

Il Tribunale di Avellino non ha accolto la richiesta di vagliare l'attenuante della legittima difesa

omicidio orazio de paola gianluca di matola condannato a 18 anni
Avellino.  

Gianluca Di Matola è stato condannato a 18 anni di reclusione per l'omicidio di Orazio De Paola. La sentenza è stata emessa questa mattina dal Tribunale di Avellino.
L’agguato risale alll’8 settembre 2020. Orazio De Paola, pluripregiudicato e indicato come il reggente del clan Pagnozzi in Valle Caudina, era stato ucciso a colpi di pistola in via Castagneto, a San Martino Valle Caudina. Almeno quattro pallottole al torace e l’ultima, fatale, alla testa, esplose con una pistola di piccolo calibro. 

Il gesto compiuto da Gianluca Di Matola è, secondo la difesa dell'avvocato Alessio Ruocco, scaturito a seguito di una serie di eventi che si sono susseguiti: liti, dissapori, richieste da parte di De Paola di entrare a far parte della criminalità organizzata sotto la sua ala protettiva. E poi le visite "di cortesia" dello Zio Orazio a casa Di Matola, sempre più frequenti, fino ad arrivare all'invito a lasciare San Martino Valle Caudina, il suo territorio.
E poi, quel giorno, una lite che ha scatenato la furia di Orazio De Paola, che avrebbe puntato una pistola contro la moglie e il figlio di Gianluca, gesto che avrebbe legittimato l'uomo a fare fuoco contro il boss. 

Dopo la lunga requisitoria del pm Giuliano Caputo, nel corso della quale sono stati chiariti tutti i punti, è stata la volta della difesa. L'avvocato Ruocco ha invocato per il suo assistito la legittima difesa, e l'applicazione dell'attenuante della provocazione e l'assoluzione per la detenzione d'arma. 

Tesi confutata dal pm Caputo: "Noi in questo giudizio non possiamo, purtroppo per il Di Matola, sostenere che sussista l'elemento strutturale della necessità di difesa perché dovremmo sapere con certezza che è vero che De Paola abbia estratto una pistola e l'abbia puntata contro Di Matola". 

E ancora: "Le verità di Di Matola sono poco credibili, come sono state poco credibili quelle raccontate dai testi ascoltati durante questo processo. È ammissibile che Di Matola ne avesse le tasche piene delle continue richieste di De Paola di lavorare per lui nel mondo dello spaccio. È ammissibile lo scontro tra i due a seguito dei dissapori tra De Paola e Bartolomeo Di Matola - fratello dell'imputato - per quanto riguarda una donna contesa. Ma tutti questi elementi non reggono in alcun modo in giustificazione al gesto compiuto". 

In base a queste considerazioni il Pm Caputo aveva chiesto alla corte una pena di 24 anni.