Solo venti minuti di grandine e i raccolti sono andati distrutti. Uva, pomodori, nocciole e castagne, prodotti, che reggono la maggior parte dell’economia dell'Irpinia, sono andati in rovina. Riecco la "bomba d’acqua": termine che mai come ieri è sembrato appropriato per descrivere il fenomeno atmosferico che ha flagellato Avellino e provincia. Il bilancio dell’acquazzone è terribile. I danni sono stati registrati sia in città sia nelle zone dell’hinterland; nel Mandamento, nel Vallo Lauro, nei dintorni del Partenio e nella Valle Caudina. Nel capoluogo irpino sono state decine le strade e piazze allagate, tra transenne saltate e vetture seriamente danneggiate per la grandine con chicchi grandi quanto palline da tennis. Danni per migliaia di euro, con i disagi maggiori che si sono registrati nella zona di contrada Amoretta, contrada San’Oronzo, contrada Sant'Eustachio, Pianodardine, Pozzo del Sale, Capriglia e la frazione di Picarelli, quest'ultima rimasta isolata per il disastroso crollo di un albero sui pali della luce elettrica che ha comportato anche un black-out di diverse ore.
Un disastro che si ripete in occasione di ogni nubifragio. E dopo una mezzora di pioggia e grandine è iniziata la conta dei danni. I contadini hanno visto distrutto il proprio raccolto. I pomodori sono stati letteralmente rovinati. Danni seri anche ai vigneti. In molte zone dell’Irpinia, distese di vigne sono state compromesse, con un danno economico non indifferente per gli imprenditori che investono da anni sul vino. Anche i castagneti sono stati distrutti per la maggior parte. Ora al lavoro ci sono agricoltori che stanno cercando di recuperare il salvabile.
E arriva anche la testimonianza di un commerciante ortofrutticolo, che ha una parte dei propri possedimenti terrieri in Contrada Sant’Eustachio: ha subito un danno da migliaia di euro per la devastazione del suo noccioleto. Si chiama Ettore Festa. Il suo raccolto è andato quasi completamente distrutto. Anche le sue auto sono state danneggiate con vetri rotti e carrozzeria rovinata: «Un danno che si ripercuoterà per anni - ha spiegato - Non solo sono state portate via le nocciole dalle piante, ma ha anche i cosidetti "fiori maschi". Questo vuole dire che le piante interessante non produrranno più i loro frutti per diversi raccolti. È stato un evento devastante per tutti noi produttori che viviamo di agricoltura. Ci sono stati danni seri per le nocciole "tonde" di Avellino, che non era ancora caduta. Un'altra tipologia di nocciola, la “mista Napoli”, anche detta "mortarella", era già caduta al 50 per cento, ma il resto è andato comunque perso».
Paola Iandolo
