di Paola Iandolo
Riforma costituzionale: nell'Aula Magna del tribunale di Avellino, a confronto contemporaneamente le ragioni del "SI" e del "NO". Per le ragioni del “SI” sono intervenuti il dottor Giacomo Rocchi, presidente della prima sezione penale della Corte di Cassazione; il professor avvocato Giulio Prosperetti, vicepresidente emerito della Corte costituzionale; l’avvocato Francesco Perone, del Foro di Avellino. A sostenere le ragioni del “NO” sono stati il professor avvocato Bruno Spagna Musso, già magistrato della Corte di Cassazione; il dottor Marcello De Chiara, consigliere della Corte d’Appello di Napoli; il professor avvocato Giorgio Fontana, del Foro di Avellino.
Ad aprire i lavori sono stati l’avvocato Fabio Benigni, presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Avellino, e l’avvocato Raffaele Tecce, consigliere dell’Ordine e responsabile della Scuola Forense, che hanno ribadito l’importanza di un confronto serio e approfondito su un tema cruciale per l’assetto istituzionale del Paese. L’iniziativa dell’Ordine degli Avvocati di Avellino non si è limitata a mettere in scena un contraddittorio tra favorevoli e contrari. Ha offerto, piuttosto, uno spaccato delle tensioni che attraversano oggi il rapporto tra magistratura, politica e assetto costituzionale, toccando nodi che non riguardano soltanto il merito delle singole modifiche, ma l’idea stessa di equilibrio tra i poteri dello Stato.
Il professor avvocato Giulio Prosperetti, vicepresidente emerito della Corte costituzionale e presidente del Comitato “Popolari per il Sì” ha evidenziato che la riforma non deve essere intesa come frattura, bensì come sviluppo ordinato di principi già presenti nell’ordinamento. "Io sono il presidente del Comitato Popolari per il Sì, un comitato che nasce per non lasciare alla destra il monopolio di questa scelta". Questa riforma - a suo avviso "è proprio in attuazione dell’articolo 111 della Costituzione che, nel 2001, con la riforma costituzionale approvata all’unanimità, ha introdotto il giusto processo, dove avvocato e pubblico ministero sono alla pari davanti a un giudice terzo e imparziale. La stessa Costituzione prevede, alla settima disposizione transitoria, che l’ordinamento giudiziario debba essere modificato".
Opposto l’intervento del consigliere della Corte d’Appello di Napoli, Marcello De Chiara - tra i sostenitori delle ragioni del "NO" che ha messo in evidenza le criticità strutturali della proposta. "In un minuto, diciamo innanzitutto che è una riforma che non affronta i problemi e, al tempo stesso, introduce delle soluzioni completamente inedite. Introduce il sorteggio per la formazione del Consiglio Superiore della Magistratura, che è una modalità del tutto sconosciuta nel nostro ordinamento e anche negli ordinamenti a noi parificabili. Prevede un’Alta Corte di giustizia, le cui decisioni non saranno ricorribili dinanzi alla Corte di Cassazione, ma solo davanti alla medesima Alta Corte. Sono due incongruenze immediatamente percepibili che, secondo me, bastano per bocciare una riforma che, al tempo stesso, non affronta problemi che sono invece urgenti e che andrebbero affrontati con altro tipo di misure".
