Atripalda, sparatoria ad Alvanite: eseguite due misure in carcere per i Capaccio

Le indagini continuano, si cerca anche la secondo pistola utilizzata la notte di Pasqua

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Atripalda.  

di Paola Iandolo

Sono stati tradotti in carcere Pellegrino e Giuseppe Capaccio, padre e figlio per la sparatoria avvenuta la notte di Pasqua, ad Atripalda, quando sono stati esplosi diversi colpi d’arma da fuoco in Contrada Alvanite, contro l'abitazione di M.R. che resta indagato a piede libero. Per eseguire le misure i militari dell'arma hanno raccolto elementi chiari, precisi e concordanti nei confronti dei due Capaccio. Con ogni probablità sono state determinanti le immagini delle telecamere di videosorveglianza acquisita dopo i fatti. Sulla vicenda, la Procura procede per l’ipotesi di tentato omicidio, mentre proseguono le indagini da parte dei Carabinieri, con l’obiettivo di ricostruire l’esatta dinamica dei fatti. Gli accertamenti finora condotti evidenziano che sarebbero stati sparati in tutto undici colpi contro due abitazioni. Secondo quanto emerso dai primi rilievi, l’episodio si inserirebbe in un quadro di tensioni precedenti tra alcuni giovani del luogo, appartenenti a famiglie già note alle forze dell’ordine.

Convalidati i sequestri

Nei giorni scorsi, nel corso delle attività investigative, sono stati sequestrati dispositivi informatici e un’arma da fuoco che, dai primi accertamenti, risulterebbe compatibile con l’utilizzo di parte dei colpi esplosi. Su questi elementi sono in corso ulteriori approfondimenti tecnici. Al momento, risultano indagate tre persone, padre e figlio assistiti dall’avvocato Alfonso Maria Chieffo e un altro giovane difeso dall’avvocato Assia Iannaccone, entrambi appartenenti al Foro di Avellino. L’indagine, condotta nel massimo riserbo, si concentra sull’analisi dei materiali sequestrati e sulla ricostruzione dell’intera vicenda, mentre nella comunità di Atripalda rimane alta l’attenzione in seguito agli eventi verificatisi durante la notte delle festività pasquali.