Avellino, spaccio di cocaina: il dj e alcuni familiari verso i riti alternativi

Le indagini relative a un blitz antidroga della Mobile nel periodo della pandemia

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Avellino.  

di Paola Iandolo 

 

Piazza di spaccio gestita dal dj Omar D'Argenio e la sua famiglia: ad ottobre al via i riti alternativi. Per dieci imputati coinvolti in un'inchiesta sulla detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, il 18 ottobre davanti al gup Pasquale Cerrone del tribunale di Avellino, verrà decisa l'ammissione ai riti alternativi.
Le indagini - condotte dagli agenti della squadra Mobile della questura di Avellino – sono relative al periodo che va da luglio a novembre del 2020 e contano 16 capi di imputazione. Compariranno davanti al gup, il dj, suo padre, sua madre, le sue sorelle e la nipote, tutti difesi dagli avvocati Innocenzo Massaro, Gerardo Santamaria, Danilo Iacobacci, Fabiola De Stefano, Antonio Falconieri, Roberto Romano. 

Le accuse 

Tutti sono accusati di aver concorso in varia misura nelle attività di spaccio. A smantellare la piazza di spaccio gestita dall’intero nucleo familiare le indagini condotte dalla squadra mobile della questura di Avellino. Tutto era nato dal sequestro di cocaina nei confronti di alcuni tossicodipendenti, i quali avevano acquistato lo stupefacente da Omar D'Argenio il quale, grazie ad un’attenta attività di pedinamento ed osservazione degli agenti della squadra Mobile, veniva successivamente tratto in arresto, in quanto trovato in possesso di 63 bustine di cocaina. Quest’ultimo, nonostante fosse stato sottoposto agli arresti domiciliari, continuava a gestire una florida attività di spaccio di cocaina, con la collaborazione dei membri della propria famiglia.