di Paola Iandolo
Per far luce sull'attentato al giornalista Rai Sigfrido Ranucci, il pubblico ministero ha firmato un nuovo invito a comparire per Pellegrino D'Avino (in carcere) e la sua compagna Marika De Filippis (ai domiciliari con braccialetto elettronico). La donna dovrà presentarsi presso gli uffici della Compagnia Carabinieri di Baiano, martedì 14 luglio alle ore 11 affiancata dai suoi avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri. Il provvedimento è stato firmato dal pm della Procura di Roma, Edoardo De Santis che coordina l'inchiesta e che al momento conta sette indagati: gli irpini sottoposti a misura cautelare Antonio Passariello, suo figlio biologico Pellegrino D'Avino, la compagna di quest'ultimo Marika De Filippis, Saverio Mutone di Sperone e gli indagati a piede libero Luca Amato, l'imprenditore romano Valter Lavitola e Gomes Clesio Tavares, il tuttofare di Lavitola. Si continua ad indagare per comprendere i motivi che si celano dietro l'attentato dinamitardo.
Le accuse
Valter Lavitola è considerato il mandante dell'attentato. Mentre Tavares, cameriere del suo ristorante, è accusato di aver individuato gli esecutori dell'azione intimidatoria. I quattro irpini - sottoposti a misura - sono accusati di aver organizzato ed eseguito materialmente l'attentato davanti all'abitazione di Pomezia di Sigfrido Ranucci. Nomi che già comparivano nelle carte degli inquirenti in relazione a indagini sul traffico di droga, con Passariello e Mutone che hanno un passato importante nella criminalità organizzata. In particolare, Passariello è un uomo che entra ed esce dal carcere da anni e che, secondo gli inquirenti, sarebbe ancora attivo nel traffico di stupefacenti ed inserito dapprima nel clan Moccia, operativo nel Nolano e ora amico di Bernardo Cava, detto Alduccio, coinvolto nell'omicidio di Scisciano. Incensurata, invece, Marika De Filippis, compagna di D'Avino.
La fuga all'estero
Il gruppo campano sarebbe stato pagato migliaia di euro per l'attentato a Ranucci. Ai quattro sarebbe stata promessa assistenza legale e anche la possibilità di trascorrere un periodo all'estero, in Paesi a loro scelta tra Spagna, Austria e Francia, con un mantenimento di 200 euro al giorno. Gli accusati hanno però rifiutato: non solo perché l'idea di allontanarsi non li convinceva, ma anche perché temevano che potesse essere una trappola. "Se te ne vuoi andare a divertire un po'… ti danno i soldi, mi dai la carta da ricaricare, ti vai a divertire dove dici tu… 10-15 giorni e poi tornate… ogni giorno ti caricano i soldi sulla carta", dice D'Avino. Ma subito dopo, nasce il sospetto: "Ma se mi fanno una cattiveria e mi fanno scomparire?". "Hanno cercato di corromperci, hai capito? Tipo:‘vuoi andare in Spagna? Ti mandiamo pure 200 euro al giorno noi'… Poi dopo torni qua e se succede una cosa… quelli là non ti pagano gli avvocati. Invece no! Non ci servono i 200 euro al giorno per un mese". Insomma, non si sono fidati, e hanno preferito l'arresto alla fuga.
