Un corteo silenzioso e composto ha accompagnato la salma di Marco Della Vista nel suo ultimo viaggio, lungo via Castello. Un lungo e ordinato serpentone umano scortato dai volontari della protezione civile. E’ il grande calore di Zungoli, comunità ancora frastornata e incredula, che in una domenica di lutto cittadino proclamato dall'amministrazione comunale si è stretta in un unico abbraccio intorno ai familiari del 45enne morto in un terribile incidente stradale, persone perbene, dedite al lavoro e ai sacrifici.
Non ce l’ha fatta la chiesa di Santa Maria Assunta a contenere le tante persone accorse per Marco. In molti sono rimasti all’esterno, altri in piazza Castello. Da Ariano e dalla postazione di Zungoli l'affetto e la vicinanza sincera dei volontari della pubblica assistenza Vita di cui Marco ha fatto parte con dedizione.
Familiari stremati dopo una settimana di attesa logorante. Nessuno era pronto ad una simile sciagura mentre tutto sorrideva intorno. Una sola parola in lacrime all'uscita del feretro dalla chiesa madre: "Ciao Marco".
E' diretto nella sua omelia in chiesa don Roberto Di Chiara, nel rivolgersi alla sua comunità:
"Ho letto tanto sui social, una miriade di messaggi e il leitmotiv era sempre lo stesso. Un ragazzo buono, disponibile, educato, perbene a volte filosofo. Quando qualcuno ci viene strappato via, che cosa ci ricordiamo? Il bene. Non ho visto nessuno, scrivere: quanto era cattivo, odioso, antipatico. Nessuno. Perché tutto questo? Perchè il più grande miracolo che ha compiuto Gesù Cristo è il perdono! L’amore.
Il contrario della morte non è la vita, ma l’amore. E di Marco resta il bene che ha fatto. Ma non resta solo nei nostri cuori".
Poi un appello rivolto principalmente ai giovani:
"Avete fatto una preghiera per Marco, ci avete pensato? lo avete affidato? Oppure ve lo conservate solo e soltanto per il vostro cuore e nei ricordi…
Ragazzi amatevi, l’odio non porta a niente.
La rabbia, gli appiccichi, gli sciarri, non portano niente. Questo è il più grande miracolo che ha fatto Gesù Cristo. Amatevi e ringraziate Dio per il dono della vita che non è scontato.
Ora è il momento del dolore. E una cosa vi raccomando:
Andate oltre i memorial e le serate ma soprattutto cercate di portare consolazione. C’è una famiglia che ha perso un figlio, un fratello. Siate capace di consolarli, di non farli sentire soli, perché nella morte si può aggiungere altra morte, facendo sentire soli chi ha perso un proprio caro. E capita sempre, perché le nostre vite vanno avanti ed è anche giusto, ma chi ha perso un familiare spesso rimane da solo".
