Avellino, amianto killer: quattro imputati a processo per la morte di Venezia

Gli imputati dovranno affrontare il processo che inizierà il 27 novembre

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Avellino.  

di Paola Iandolo 

Decesso per mesotelioma pleurico dell'operaio Giovanni Venezia: tutti a processo. Dovranno affrontare l'istruttoria dibattimentale per omicidio colposo gli imputati Vincenzo Izzo, Pasquale De Luca,  Aldo Serio, Giovanni Notarangelo, già processati nel filone principale (attualmente in appello) relativo alle morti causate dallo stabilemento di Rione Ferrovia e denominato l'ex Isochimica.

Oggi sono stati rinviati nuovamente a giudizio con le accuse di concorso di omicidio colposo per la morte dell’operaio Giovanni Venezia, deceduto il 3 maggio 2019 per una malattia causata dall'esposizione alle fibre di amianto durante il periodo di attività lavorativa espletata dal 1985 al 1988, quale operaio scoibentatore presso l’Isochimica di Avellino”. Costituiti parte civile i familiari dell’operaio deceduto, rappresentati e difesi dagli avvocati Palmira Nigro, Dario Cierzo e Felicia Bruno. Il processo per i quattro inzierà il 27 novembre davanti al giudice monocratico del tribunale di Avellino, Pierpaolo Calabrese. La decisione del gup Giulio Argenio è arrivata dopo che ha rigettato le richieste di esclusione di Ferrovie dello Stato come responsabile civile.

Il nuovo capo d'imputazione

I quattro imputati sono accusati di aver concorso nell’omicidio colposo dell’ex operaio. Vincenzo Izzo nella qualità di dirigente con funzioni di capo impianto e di responsabile tecnico del trattamento delle fibre di amianto residuate alla scoibentazione e responsabile aziendale della sicurezza, Pasquale De Luca in veste di vice e collaboratore. Per Aldo Serio, funzionario delle Ferrovie dello Stato in servizio presso l’ufficio servizio sanitario IV e Giovanni Notarangelo, funzionario delle Ferrovie dello Stato in servizio presso l’ufficio sanitario le accuse sono legate ad un verbale di sopralluogo del 2 agosto 1983 presso l’Isochimica.

I due erano stati chiamati a verificare le caratteristiche tecniche dello stabilimento e le dotazioni igienico sanitarie dello stesso per l’esecuzione di operazioni di smontaggio, scoibientazione dell’amianto, ricoibientazione con prodotti alternativi e di montaggio dei rotabili. Documento in cui avrebbero attestato falsamente che esistevano “le condizioni per l’effettuazione delle lavorazioni sopra considerate sia dal lato tecnologico che igienico sanitario”.