Serino, piazza di spaccio per il clan Fezza: ricorsi dichiarati inammissibili

I giudici della Corte di Cassazione hanno respinto le impugnazioni dichiarandole inammissibili

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Serino.  

di Paola Iandolo 

Droga che dal Serinese arrivava nelle piazze di spaccio di Scafati e Nocera: i giudici della Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione hanno dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da quattro degli undici indagati dalla Dda di Salerno e dal Gico della Guardia di Finanza di Salerno contro l’ordinanza del Riesame che aveva confermato la misura cautelare eseguita nel febbraio scorso dalle Fiamme Gialle.

Tra questi anche il ricorso presentato dalla difesa di Mario D’Angelo, difeso dal penalista Alberico Villani, ritenuto al vertice del gruppo che riforniva non solo le piazze della provincia di Avellino, dell’area serinese, ma anche quelle salernitane. D’Angelo stesso si sarebbe occupato del trasferimento da Spagna e Albania di ingenti quantitativi di cocaina e hashish e successivamente messi a disposizione del clan Fezza/De Vivo. Rigettati e dichiarati inammissibili anche di Gianluca Alfieri, difeso dal penalista Generoso Pagliarulo, Raffaele Taddio, difeso dal penalista Nicola D’ Archi e De Feo Giulio.

Il rigetto

Tra i motivi di ricorso che hanno portato i giudici a dichiararli inammissibili anche la questione sollevata sull’incompetenza territoriale di Salerno in favore di Napoli, poichè i componente del gruppo operavano in Irpinia. Ricordiamo che tutti gli indagati in carcere sono stati raggiunti da un decreto di giudizio immediato firmato dal pm Elena Guarino. Gli imputati però hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato. I giudici però non hanno ancora fissto la data in cui verrà discusso l'abbreviato. 

Agli imputati vengono contestati i reati di associazione dedita allo spaccio e detenzione ai fini dello spaccio. Nel capo d'imputazione viene precisato che si tratta di: “un’associazione promossa e diretta da D’Angelo Mario che agiva in simbiosi con il clan Fezza-De Vivo di Pagani... utilizzando sistemi di comunicazione evoluti attraverso l’impiego di apparecchi”criptati”” ed autovetture dotate di “doppiofondo’ gestiva una rete di approvvigionamento e distribuzione di ingenti partite di droga rifornendo le piazze di spaccio di Pagani. oltre che nell’hinterland scafatese. casertano ed avellinese, mantenendo stretti contatti con i propri referenti”.