Doveva entrare in carcere nascosta tra gli indumenti portati dai familiari durante un colloquio: oltre 50 grammi di sostanza stupefacente, con ogni probabilità cocaina. Tentativo non riuscito.
A fermarla è stata la polizia penitenziaria di Avellino, che l’ha individuata prima che varcasse la soglia dell’istituto.
Decisivo un lavoro di squadra impeccabile: l’attenzione degli agenti in servizio e il fiuto del reparto cinofilo del corpo, in perfetto coordinamento.
Il risultato pesa ancora di più per il momento in cui arriva. La casa circondariale irpina è sotto pressione: la popolazione detenuta è cresciuta in modo vertiginoso, fino a circa 700 presenze.
Più detenuti significano più colloqui, più pacchi, più indumenti da controllare: un carico che ricade ogni giorno sulle spalle degli agenti.
"In carcere non si può abbassare la guardia, nemmeno per un minuto - dichiara Raffaele Troise, responsabile della Uil Fp polizia penitenziaria - i controlli sono la prima linea della sicurezza: ogni perquisizione, ogni verifica, anche sul più banale degli indumenti, è un argine contro la droga e contro tutto ciò che può minare l’ordine dell’istituto.
I nostri poliziotti lo fanno ogni giorno con professionalità, equilibrio e umanità, nonostante difficoltà enormi e spesso lontano dai riflettori. A loro e alle unità cinofile va il nostro plauso più sincero".
Ma per il sindacato il plauso non basta.
"Questa tendenza al sovraffollamento del carcere irpino deve fermarsi - prosegue Troise - servono scelte concrete per alleggerire la pressione e permettere a tutti gli operatori una gestione più ordinata, serena e sicura dell’istituto, a tutela di chi lavora e di chi sconta la pena nel rispetto della dignità.
Non si possono chiedere miracoli ogni giorno: gli agenti sono una diga che regge, ma nessuna diga resiste all’infinito. Senza interventi, il rischio è che a cedere sia l’equilibrio dell’intero istituto".
"Questi uomini e queste donne non chiedono medaglie, ma risorse, condizioni di lavoro dignitose conclude Troise".
