di Luciano Trapanese
La vicenda Acs, la bufera giudiziaria, il peculato e gli indagati, sollevano un'ombra pesante sull'operato dell'amministrazione comunale. E sul sindaco Paolo Foti in particolare. C'è una domanda che ci siamo posti in questi mesi e che non ha mai avuto risposta: per quale motivo l'amministratore unico dell'azienda servizi, Amedeo Gabrieli, è rimasto in carica anche dopo che è stata resa nota l'inchiesta nei suoi confronti? Accadeva sei mesi fa. Con il sequestro di documenti anche negli uffici di Palazzo di Città, e le contestazioni che oggi hanno portato all'arresto dell'indagato.
Seguendo quale insondabile logica il sindaco non ha ritenuto inopportuna la presenza di Gabrieli ai vertici dell'Acs? La decisione di rimuoverlo dall'incarico non era una “condanna preventiva”, ma una tutela per la partecipata e per lo stesso amministratore unico. Oggi, infatti, difficilmente sarebbe scattato quel provvedimento giudiziario restrittivo nei suoi confronti.
E invece, niente. L'inazione più completa. Senza contare che il contratto di Gabrieli era anche scaduto da un mese.
Non vogliamo entrare nel merito della vicenda giudiziaria. Quella si discuterà in tribunale. E se è vero che il danno provocato all'azienda dalla gestione personalistica di Gabrieli ammonta a poche migliaia di euro, è pur vero che la presunta condotta dell'amministratore unico è assolutamente censurabile. E – nel caso – anche da punire penalmente. Di fronte a questa situazione, all'imbarazzo e allo sconcerto che un'inchiesta di questo tipo ha suscitato nella cittadinanza, alle ipotizzate clientele gestite con personaggi vicini agli ambienti criminali avellinesi, come ha fatto il primo cittadino a non ritenere che la stagione di Gabrieli all'Acs era ormai tramontata per ovvie ragioni di opportunità. E nessuno nel suo entourage ha avvertito la necessità di intervenire, di sollecitare un provvedimento? Tutti lì, immobili. Belle statuine in balìa degli eventi.
C'erano forse equilibri che imponevano la presenza di Gabrieli all'Acs? Patti, accordi più o meno segreti che non potevano contemplare la sua sostituzione? Non crediamo, non vogliamo crederci. Siamo invece più propensi a ritenere che l'immobilismo del sindaco si sia rivelato ancora una volta come il tratto fondante e distintivo del suo operato. Suo e di tutta la giunta che lo affianca. Consiglieri compresi. E non solo loro. Dall'opposizione si è forse levata una voce che invitasse almeno la maggioranza a valutare la posizione di Gabrieli dopo l'avvio dell'inchiesta a suo carico? Non ci sembra. E se pure qualcuno ha pronunciato parole in questo senso, sono state sussurrate così piano che nessuno le ha sentite.
Qualche parola anche sull'arresto di Gabrieli. Una spettacolarizzazione sconcertante. Una premessa: ci fa piacere l'attivismo della procura (dopo anni di silenzi), sulle questioni amministrative. Rappresenta una garanzia, per tutti. Ma, se non lo sapete ancora, vi raccontiamo le fasi della “cattura” dell'amministratore unico dell'Acs. E' stato prelevato alle sei di mattina da casa, dove stava piangendo la madre morta da pochi istanti. Trasportato in questura, dove ha aspetatto tre ore. Nel frattempo sono arrivate le telecamere di emittenti nazionali che hanno ripreso l'indagato mentre usciva per essere caricato nella volante. E a sirene spiegate è stato riaccompagnato a casa. Dalla madre morta. In manette. Come un pericoloso camorrista napoletano.
Ce n'era bisogno? Davvero era necessario sottoporre a queste ulteriori umiliazioni un uomo già colpito da un provvedimento restrittivo? Non crediamo.
Quando la giustizia diventa spettacolo fallisce sempre. Anche quando porta a termine l'indagine più rilevante. Non sappiamo chi ha ordinato questo trattamento. E neppure ci interessa. Ci auguriamo solo che non capiti più. A nessuno.
