"La maestra mi da schiaffi"La catechista-prof:bimbi maleducati

I genitori hanno registrato le descrizioni dei bimbi di quanto accadeva in classe in un video

Le immagini e racconti portati in questura

Avellino.  

L’ultimo episodio dieci giorni fa, un bimbo che dopo una scaramuccia in classe con una compagna è stato strattonato violentemente fino ad causargli delle ecchimosi al collo. A quel punto si è deciso di intervenire e bloccare la maestra.
L’inchiesta della Mobile era stata preceduta da un lavoro di raccolta di prove ingenuo e istintivo, delle mamme coinvolte.I genitori hanno registrato con una videocamera, come in una artigianale inchiesta, le dichiarazioni dei loro bambini. Perchè non vuole andare a scuola? «Perchè quella maestra mi tira i capelli e mi da schiaffi”. Dove, sul culetto?: “Sul culetto e sulla testa”. E quando arriva alla domanda: “Ma perchè?”, la risposta è sempre la stessa “Non lo posso dire”. Quelle mamme e papà hanno portato delle registrazioni delle interviste ai bambini. Ci sono stati bambini che sono dovuti finire in ospedale per farsi medicare. A sentire le mamme di Avellino che hanno denunciato alla polizia la vicenda, l’insegnante all’uscita si è lamentata della poca educazione dei bambini, ritenendo che fossero proprio i bambini a creare i disagi. 

L’incubo è finito intanto. La maestra degli schiaffi all’alba di ieri è stata arrestata. Un’insegnante di grande esperienza, A.D.G. 58 anni, di Manocalzati, da quaranta anni nella scuola e impegnata nel sociale come catechista nell’oratorio di San Ciro in città.

Una insegnante scelta con cura da chi pensava di affidare suo figlio ad una prof con tanta esprienza. E intanto quella maestra in classe cambiava. 

Capelli tirati, mani al collo fino a lasciare il segno rossastro sulla pelle, ecchimosi ed escoriazioni. Ma anche interminabili minuti trascorsi rinchiusi al buio nella stanza «del telefono». Una camera utilizzata come infermeria che era diventata lo spauracchio per i bimbi. Anche se piangevano erano lasciati li dentro per un tempo lunghissimo. A chi si lamentava chiedeva quanti schiaffi volesse avere per punizione: «Quanti ne vuoi di questi?». I poveri bimbetti decidevano la loro tortura quotidiana alzando le ditine: due, tre quattro. E giù schiaffi come essi stessi avevano richiesto.

Siep