di Simonetta Ieppariello
«Amatrice è un paese distrutto. Amatrice non c’è più. Le immagini delle lacrime del sindaco ai funerali di mezzo paese hanno commosso l’Italia intera. “Amavamo questa terra”, ha detto piangendo davanti alle bare, davanti a noi che distrutti abbiamo assistito al dolore di quanti hanno perso tutti: cari e case, vite e gioie. Noi eravamo lì tra le macerie, tra la gente disperata, impietrita e che ormai non ha più nulla».
Oggi tornano a casa alcuni dei vigili del fuoco irpini impegnati dei soccorsi, guidati dai caposquadra Emilio Matarazzo e Pellegrino Iandolo. Si stanno alternando le squadre dalla notte del primo tragico sisma. Avvicendamenti continui di uomini e forze per fare il possibile perchè la gente torni alla propria normalità. Continuano ininterrottamente a scavare per recuperare porzioni e pezzi di vita di persone ormai ridotte a non avere forse neanche più i loro ricordi. Sì, perchè sotto le macerie ci sono le case, le cose, i fatti e i posti.
Un plotone di vigili del fuoco in tuta e picconi in mano marcia all’interno della città ferita nella speranza di estrarre da sotto le macerie pezzi di quelle vite interrotte e spezzate. «Oggi ritorniamo a casa dopo questa esperienza ad Amatrice - posta il caposquadra irpino sul social -. In questi giorni di soccorsi, le storie di questa gente si sono intrecciate; ad ogni intervento. I racconti sembravano rievocare similitudini con il nostro sisma del 1980. Una lacrima, una parola di conforto, ed un aiuto oltre ogni pericolo, hanno reso questo periodo indimenticabile. L'ultimo intervento, con il recupero del salvadanaio e della sua amata bicicletta, per la piccola Giorgia, ha reso il nostro lavoro ancora più gratificante. Vedere l'ottico di Amatrice, piangere per avergli salvato tutte le sue attrezzature da lavoro sotto le macerie del negozio, non ha prezzo. Andiamo via, con un velo di tristezza, lasciando il compito di continuare gli aiuti alla sezione operativa del turno B con cui ci avvicendiamo».
A rompere il silenzio tragico di un paese raso al suolo popolato da scene da una Apocalisse sono le lacrime di Giorgia, 4 anni e del caposquadra dei vigili del fuoco di Avellino, Pellegrino Iandolo, che sfidando con i suoi uomini la morte ha scavato tra le macerie della casa di quella bimba, cercando oggetti di prima necessità e restituendo a quella piccola la sua bicicletta e il suo salvadanaio. Le lacrime di Giorgia risuonano come un pianto liberatorio da un dolore senza fine di una comunità che si aggrappa ai vigili del fuoco, nuovi eroi di un’altra tragedia in un paese di quell’Italia troppo spesso costruita con l’argilla.
Ieri le lacrime di Giordia e suo padre Luca Pirolo (vedi foto in paertura, ndr) hanno emozionato tutti.
«Ragazzi della squadra vigili del fuoco di Avellino grazie grazie e ancora grazie... è stato un onore conoscervi, sempre pronti ad aiutarci, disponibili in tutto, Uomini veri, rischiate la vostra vita per aiutare gli altri...oggi avete fatto tornare il sorriso alla piccola Giorgia! Siete eccezionali! -. scrive Luca sul profilo social di Pellegrino Iandolo -».
«Sembra poco una bici, un salvadanaio i beni di una famiglia di prima necessità racconta Iandolo -. Non è così. E’ la fatica del ricominciare, loro e nostra. Ecco, se nei primi giorni il grosso del lavoro era salvare, scavare senza sosta a caccia di vite, oggi è l’avvio di quel lento processo di ritorno alla vita, la gestione del post emergenza. Questa è una fase abbastanza complicata. Il morale dei sopravvissuti va sempre più giù. Il problema principale è che non vogliono lasciare le loro abitazioni. Le zone devastate dal sisma sono molto simili a quelle dell’Irpinia: piccoli agglomerati, spesso a grande distanza l’uno dall’altro.
Non vogliono staccarsi dalle loro case, anche se sono lesionate o hanno paura a rientrarvi. E poi c’è il timore degli sciacalli. Stiamo vivendo tutto con loro. Pian piano noi come i militari, i volontari della protezione civile e tutta la macchina dei soccorsi siamo diventati il loro punto di riferimento. Sono disperati ci chiedono disperati di entrare nelle loro case per trovare pezzi della loro vita». A poche centinaia di metri dal paese c’è il campo base dei caschi rossi. Lì vivono e lavorano per aiutare, soccorrere e salvare.
Nei primi giorni la prima squadra di vigili irpini ha trovato tanti morti. «I nostri colleghi pregavano e scavano cercando vite, inseguendo lamenti. Troppo dolore per tutti. Ogni volta che estraevano un cadavere la disperazione saliva come l’energia di continuare a scavare in quel paese distrutto - racconta Matarazzo -». Proprio la squadra guidata da Matarazzo ha effettuato uno straordinario recupero. Scavando un cunicolo i caschi rossi sono arrivati all’interno della farmacia-ottico disastrata di via Roma. «Abbiamo davvero rischiato la vita ma siamo riusciti a recuperare le strumentazioni di quella coppia di coniugi. Così potranno ricominciare. Riuscire a portare a termine questi interventi ci da tanta forza per andare avanti per scavare, restituire, salvare».
Il post di Lino Valentino anche lui pronto al rientro racconta il senso di questa impresa di una Italia al fianco dei terremotati: «Un altra esperienza forte. Un altro tassello che rafforza il mio carattere. La vita, il risorgere dopo il dramma. Noi attori secondari ma primi attori sul campo. Fieri di vestire non la divisa ma il carattere e la forza che contraddistingue il vero Vigile del fuoco. Siamo la forza dopo la tragedia. Grazie per la gratitudine»
