Terremoto,Avellino: non iscriverei mio figlio in quelle scuole

Parla il responsabile di sicurezza della Procura. Lavorava in tanti istituti scolastici cittadini

Il tecnico: "Va in un asilo nido privato, quando dovrò portarlo in un edificio pubblico di Avellino, conoscendo tante situazioni vissute da tecnico della sicurezza, sto già entrando in crisi"

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio

“Ho mio figlio che ha quasi due anni. Va in un asilo nido privato, quando dovrò portarlo in un edificio pubblico di Avellino, conoscendo tante situazioni vissute da tecnico della sicurezza, sto già entrando in crisi”. Dichiarazioni di un padre preoccupato che però fanno riflettere, se si considera che quel genitore, l'ingegnere Vincenzo Zigarella, fra le altre mansioni svolte, è anche responsabile della sicurezza della Procura di Avellino oltre che di tante aziende campane. Con un lungo passato da Rspp (responsabile servizio prevenzione e protezione) fra gli istituti scolastici comunali di Avellino e provincia. 

“Ho cominciato – racconta Vincenzo – con due scuole al centro città. E poi, in poco tempo, svolgevo il mio compito in buona parte degli istituti di Avellino e provincia. Mi sono accorto subito che la sicurezza, nelle nostre scuole, era una materia sconosciuta. Solo in città non più di un trenta per cento di quegli edifici era a norma: spesso mancavano tutti i certificati di agibilità, da quelli diciamo più banali: come la verifica dell'impianto di terra che bisogna fare obbligatoriamente ogni due anni, l'anti-incendio, ma parliamo anche dei banchi che sono vecchi e non a norma, o delle uscite piccole inesistenti o fatte male”.

“Ci sono – continua - anche casi di edifici costruiti ad inizio '900 che non potevano avere i requisiti di richiesti dalle nuove norme in materia. A proposito di leggi, i nuovi decreti per la sicurezza, vanno bene per le aziende. Ma chi le ha scritti, evidentemente, non aveva ben chiaro cosa fosse il comparto pubblico e soprattutto quello legato all'istruzione”.

Mondo delle scuole, che almeno in provincia di Avellino e Salerno, dove Vincenzo ha lavorato, era vergine in materia di sicurezza: “Con alcuni dirigenti – racconta - bisognava lottare. Molti di loro non avevano la benché minima idea di cosa fosse la sicurezza. Un esempio per riassumere ciò che dico: in un istituto di Avellino centro stavano realizzando i lavori di ristrutturazione. Io e il direttore dei lavori cercavamo di spiegare in maniera non tecnica alla dirigente che il pianerottolo di una scala stava passando da quattro pilastrini a sbalzo. Lei guardandoci anche un po' offesa, ci chiedeva di non semplificare così tanto il discorso e parlare tecnicamente. Dopotutto, precisava, aveva pur studiato meccanica razionale. In quel momento ho capito di dover andar via dalle scuole”.

Istituti scolastici che oggi, spesso, non hanno i requisiti per ospitare i bambini: “Sono strutture vecchie, che vanno sistematicamente adeguate, e adeguate bene. Non alla carlona, come fatto fino ad ora. Perché purtroppo la colpa è sempre della legge: con il massimo ribasso avete visto poi ad Amatrice cosa è successo. Per i responsabili della sicurezza e la documentazione che serve agli edifici, si parla di cifre da miseria: annualità di settecento euro l'anno. Immaginate un po' voi.

“Purtroppo – continua - la sicurezza richiede numeri specifici: dalla quantità di alunni per plesso, passando alle aperture e vie di fuga che vengono richieste per ogni piano, senza dimenticare le scale anti incendio o le porte che si devono aprire nel giusto senso di uscita. E le ho citato i parametri minimi, che purtroppo, in tante scuole, non vengono però rispettati. Ma in questo caso non è colpa dei dirigenti, spesso semplicemente non è uscito il bando. La pratica deve passare per l'ufficio tecnico e poi affrontare un lunghissimo iter burocratico. Inconcepibile: le scuole, gli ospedali, i tribunali, le prefetture, anche con il nono grado della scala Richter, devono rimanere in piedi. Non si può aspettare il bando che arriva chissà quando. Forse anche dopo le tragedia. Lo Stato, le Regioni, o chi per loro, devono imporsi: casi come quello di Amatrice non devono più succedere”.

Infine, un passo avanti, va compiuto anche nella sensibilizzazione generale alle calamità: “Quando facevamo le prove di evacuazione nelle scuole, obbligatorie due volte all'anno, io non sono mai stato d'accordo sulla loro organizzazione. Le spiego: ad ottobre e maggio vengono quindi sfruttate vie di fuga che, spesso, si trovano in posizione opposta all'uscita solita dell'edificio. Il mio consiglio è sempre stato: utilizziamo le vie di fuga con uscite quotidiane perché il bambino memorizza quel percorso e, anche in caso d'emergenza, automaticamente va in quella direzione. La risposta sa qual era: lì non avevamo la copertura, o, sa che confusione si creerà con i genitori che dovranno prendere i figli da un'altra uscita? Giudicate voi”.

Il parere di Vincenzo è assolutamente autorevole però, lo precisiamo per non creare allarmismi, è riferito a tutto quanto concerne la materia di sicurezza negli edifici pubblici, ma non alla staticità delle strutture stesse.