di Andrea Fantucchio
“Eravamo ragazzi di 11 anni, soldi nisba, le nostre vacanze le passavamo al lido Scrofeta. Allora, la via bellissima che adesso fiancheggia il Partenio Lombardi, era una foresta scura e nera. Si respirava aria pura. Noi andavamo a piedi a gruppi di 15-20 ragazzi. In televisione trasmettevano l'Isola del Tesoro. E lungo il percorso, ci mettevamo un fazzoletto a mo’ di bandana, cantavamo “15 uomini sulla cassa del morto”, e facevamo le battaglie con le mazze che trovavamo per strada. In quella selva oscura c’erano perfino le liane, pezzi di rame che sporgevano fino a terra. Sai quante volte volevamo fare i Tarzan e i rami si spezzavano e cadevamo a sedere a terra. Fortunatamente niente di grave”. Un viaggio nel tempo, guidati dalle parole dell'amico Pasquale Borriello. Nell’Avellino di oltre cinquant’anni fa.
Una storia nata, per paradosso, sul moderno schermo di un pc. Noi che postiamo su facebook il nostro articolo sui bagni che si facevano un tempo ad Atripalda nel fiume Sabato, alla Palata (Leggi l'articolo), Pasquale che commenta, “c’era anche il Fenestrelle”. Il fiume di Avellino, intorno al quale si sono intrecciate tante storie di vita.
“Facevano filone – continua Pasquale - per andare al nostro mare. E, quando i nostri genitori ci scoprivano, erano botte da orbi. Arrivati al lido Scofreta, eccoci tutti in mutandina a tuffarci. Di tanto in tanto, qualche sanguisuga si appiccicava addosso. Gli altri ridevano, poi davamo una mano allo sventurato. Beata gioventù e incoscienza”
Storie di un passato che appare lontano, ora che il Fenestrelle è rimasto spesso alla mercé degli scarichi di Avellino e dei comuni attigui.
“Si andava a piedi – racconta Pietro Mitrione - da Rione Mazzini alla Scrofeta in pantaloncini. E poi bagno in mutande nel Camasso”.
“Da lontano, sull’alveo del fiume – spiega in un suo splendido articolo Pasquale Matarazzo, raccogliendo i ricordi di sua zia Nannina (Leggi l’articolo completo) - nei pressi della vecchia cartiera e della vetreria di Don Generoso Apicella, delle quali si scorgono ancora i ruderi, si poteva udire il rumore dei panni, intrisi di cenere, sbattuti sui basoli inclinati sul fiume, che Caterina e Cazzutella lavava, per i ristoranti, ospedali e bar della zona, nei bassi aveva i secchioni per lavare i panni: a “mappate”.
Masto Feluccio e Sanguetta, che abitava nei pressi delle Fornelle, di professione: barbiere, era specializzato nella cura della pressione alta utilizzando le sanguisughe, prelevate dal Fenestrelle, e le coppette di calore contro i dolori.
Alle spalle della vetreria c’era la torre d’acqua dove spesso tutti andavano a fare il bagno e poi n’goppa ’a palata c’era l’isca e Masetta dove si poteva comprare verdura, frutta e insalata e marturiello. Nei caldi pomeriggi d’estate – continua - presi dalla sete, ci si dissetava da alcune risorgive (gemme d’acqua) lungo la “sciorta” , un immenso castagneto, ancora esistente, che portava sopra i “Palombi”.
“L’acqua, freschissima, difficile da bere, veniva attinta da foglie di castagno, avvolte l’una sull’altra e infilate nella risorgiva: una sorta di cannuccia vegetale. La sera i rumori andavano man mano scemando e il buio copriva lentamente la valle, i bassi davano il loro segnale di vita dalla flebile luce accesa “annanzi ’o vascio” (davanti al portone)”
Ricordi cullati dal fiume che rappresentano la memoria della città. Ricordi messi a repentaglio dall’insensibilità moderna, riflessa nel poco rispetto l’ambiente in genere. Offendere le acque del Fenestrelle, per chi è nato ad Avellino, significa sporcare casa propria e offendere la propria identità, la propria storia. E non si tratta di semplice nostalgia, ma anche di guardare al futuro, ripartendo da quell’unica certezza incontrovertibile: questa è la terra che abitiamo e che abiteranno i nostri figli. E’ un dovere lasciarla nelle migliori condizioni possibili. Continuare come si è fatto negli ultimi anni, rappresenta invece una vergogna, per qualsiasi società che abbia la pretesa di definirsi civile, e il modo migliore per derubare chi verrà di quel che rimane: di questo testamento di storia e natura, ormai sbiadito dal tempo. (La foto di copertina è tratta dall'archivio del sito "Avellinesi.it" che ringraziamo)
