Zaccaria: "Ora ci si accorge che in città manca il verde"

L'agronomo replica al presidente dell'ordine degli architetti di Avellino

Avellino.  

Il verde e le piazze cittadine alimentano il dibattito cittadino. L'agronomo Ferdinando Zaccaria replica al presidente dell’Ordine degli Architetti, dott. Fraternali, con riferimento alla progettazione del verde urbano avvenuta in questi anni in città. "Affermazioni, spiega Zaccaria, che mi trovano concorde su alcuni aspetti, come gli errori di progettazione del verde compiuti nel passato, ma lascia mi lascia perplesso sul fatto che, quei progetti, oggi tanto contestati, portano la firma di categorie professionali (Architetti ed Ingegneri) che ha considerato e continua a considerare tutt’ora il verde come semplice elemento di arredo, statico nel tempo, insensibile all’ambiente circostante. Categorie professionali che continuano imperterrite a disciplinare le linee guida della progettazione del verde cittadino. Ciò che oggi si denuncia, le associazioni ambientaliste del momento, Legambiente 'Circolo Ekos' in primis, lo aveva già fatto, tempo fà, con energia, senza mai aver avuto la possibilità di confronto nè di ausilio; a partire dall’epoca della pubblicizzazione della 'Città Giardino', nel 2002, che vide produrre dalla stessa, il censimento del 'verde cittadino', con lo scopo di fotografare lo stato di salute del verde in città ma soprattutto la sua qualità. Una progettazione che ha dimenticato quale siano le esigenze delle piante, quali essere viventi che come tali hanno necessità di nutrirsi, di avere degli spazi propri ottimali al loro sviluppo, e che quando si ammalano, per lo più, è dovuto alle condizioni pedo-climatiche dei luoghi non sempre ideali. Esempi come la riqualificazione di viale Italia (aiuole rialzate), di piazza Kennedy (pergolato), di Rione Mazzini con il pino caduto, la piazza di rione Valle e di San Ciro (riduzione del verde e spazi limitati), ecc., sono esempi che vanno in senso diametralmente opposto".

"Questi aspetti incidono negativamente sulla qualità del verde ma soprattutto sulle sue funzioni che non sono mai appieno svolte; pertanto compiti come quelli sociali e ricreativi, estetico-architettonici, ed ecologici-ambientali, verranno meno se le piante non avranno la possibilità di svilupparsi secondo il loro habitus naturale. Altro aspetto inquietante è rappresentato dal fatto che questi errori di progettazione si ripercuotono sui costi di gestione. L’aumento della frequenza degli interventi di potatura, dovuta ad esempio al contenimento della chioma per la presenza di fabbricati adiacenti o di pali della pubblica illuminazione, oppure il ricorso alle irrigazioni di soccorso per l’assenza di impianti razionali di innaffiamento o per la progettazione di spazi che non consentono di accumulare e recuperare le acque meteoriche (sostenibilità ambientale), rappresentano degli esempi di come la progettazione può incidere negativamente sugli effetti benefici del verde urbano. Felice che dopo anni, anche altre categorie professionali hanno rivisto la loro considerazione sul ruolo del verde in città e sulla sua corretta programmazione"

Redazione.