Ariano, Dal Ruggero II: "Quanto accaduto a palazzo di città è gravissimo"

Dura presa di posizione del corpo docente all'indomani dell'incontro con Franza e Vallone

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Riceviamo e pubblichiamo

Ariano Irpino.  

A seguito dell'incontro svoltosi a palazzo di città (clicca qui per rivederlo integralmente) tra le rappresentanze dell'Istituto Ruggero II, il Sindaco di Ariano Irpino Enrico Franza e la Vicesindaca Grazia Vallone, il corpo docente dell'Istituto ritiene doveroso esprimere una ferma e pubblica condanna dei comportamenti tenuti dagli amministratori comunali presenti.

"Nel corso della riunione, il Sindaco ha adottato toni autoritari, offensivi e del tutto incompatibili con il ruolo istituzionale che ricopre, rivolgendosi in maniera inappropriata alla prof.ssa Maresca, intervenuta in qualità di secondo collaboratore del Dirigente Scolastico. A fronte di una legittima divergenza di opinioni, il primo cittadino ha scelto di alzare la voce nel tentativo di zittire l'interlocutrice, dimostrando l'incapacità di sostenere il confronto attraverso argomentazioni politiche o tecniche fondate.

Ancora più grave e inaccettabile è risultato l'atteggiamento della Vicesindaca, che si è abbandonata a epiteti personali, vere e proprie ingiurie e accuse, accompagnate da un linguaggio extraverbale aggressivo e intimidatorio.

L'errore degli amministratori di Ariano Irpino è comune a quello di tanti altri politici: dimenticare di essere stati eletti e pensare di essere stati consacrati, dimenticare che esercitano quel ruolo per delega dei cittadini, una delega temporanea e comunque subordinata al rispetto della comunità amministrata.

Alla luce di quanto accaduto, l'intero corpo docente del Ruggero II prende formalmente le distanze da un'amministrazione che ha dimostrato pubblicamente arroganza, superbia e totale mancanza di rispetto istituzionale, rivelando una visione del ruolo pubblico fondata sull'intimidazione anziché sul dialogo, sull'autoritarismo anziché sull'ascolto.

Quanto avvenuto rappresenta un fatto grave non solo nei confronti delle persone direttamente coinvolte, ma anche nei confronti della scuola pubblica, delle istituzioni democratiche e della cittadinanza tutta.

Esprimendo solidarietà alla professoressa Maresca, ribadiamo che a tutt'oggi non risultano chiari né esplicitati i motivi per i quali gli amministratori locali siano intervenuti nella questione del dimensionamento scolastico del secondo ciclo, operando una vera e propria intrusione in un ambito nel quale non detengono alcuna competenza istituzionale.

Appare infatti del tutto incomprensibile perché il Comune non sia intervenuto nel primo ciclo di istruzione, ambito nel quale la normativa assegna precise competenze agli enti locali, mentre abbia invece scelto di intervenire nel secondo ciclo, materia che ricade esclusivamente sotto la competenza della Provincia. 
Milleottocento studenti e le loro famiglie, circa 350 docenti e oltre 100 unità di personale ATA delle scuole secondarie di secondo grado di Ariano Irpino attendono ancora una risposta che non arriva, perché i motivi di tale intervento restano opachi e contraddittori.

La motivazione appare indubbiamente politica e, con ogni probabilità, opportunistica. Tuttavia, invece di ricorrere all'innalzamento dei toni, all'intimidazione verbale e all'aggressività nei confronti di chi evidenzia incongruenze, il Sindaco dovrebbe assumersi la responsabilità che il suo ruolo impone: spiegare pubblicamente le ragioni delle proprie scelte. 

Un amministratore pubblico, infatti, non ha il diritto di infervorarsi, ma il dovere di argomentare.
Forse non è chiaro un punto fondamentale: quando un rappresentante delle istituzioni promuove o avalla delibere affette da profili di illegittimità, è tenuto a renderne conto pubblicamente, se non altro per evitare una pericolosa escalation che possa investire anche profili di responsabilità giudiziaria e penale, ambiti nei quali, avendo agito palesemente nel torto, ha tutto da perdere.

È bene chiarirlo senza equivoci: l'indignazione spetta al popolo, non al politico. Chi esercita una funzione pubblica non ha il privilegio di offendersi, ma l'obbligo di spiegare; non il diritto di alzare la voce, ma il dovere di rispondere nel merito. In una democrazia matura, chi esercita il potere spiega, non zittisce; argomenta, non intimida; rispetta, non aggredisce. Ogni altra condotta tradisce non solo il ruolo istituzionale ricoperto, ma anche il mandato fiduciario ricevuto dai cittadini.

Quanto alla questione logistica, l'azione dell'Amministrazione comunale appare in palese violazione del principio di buon andamento della Pubblica Amministrazione, che impone criteri di efficienza, economicità e razionalità nell'utilizzo delle risorse pubbliche.

Intervenire sul secondo ciclo di istruzione, anziché sul primo, determina un ingente aggravio di oneri economici e logistici, del tutto evitabile e privo di una motivazione tecnica credibile. Lo spostamento di istituti superiori implica infatti il trasferimento di laboratori specialistici e ambienti tecnici complessi, per l'adeguamento dei quali la Provincia ha già sostenuto spese significative, pari a circa 50.000 euro nel solo anno scolastico 2024/2025.

Tale condotta configura una responsabilità diretta per l'aggravio di spesa pubblica prodotto, con potenziali riflessi non solo politici ma anche amministrativo-contabili. Si impone pertanto una domanda inevitabile: chi sosterrà i costi derivanti da un assetto imposto senza competenza e senza concertazione? Se l'Amministrazione comunale ha fortemente voluto questa configurazione, per quale ragione non dovrebbe risponderne economicamente, anziché trasferire l'onere su un altro ente o, peggio, sull'intera collettività?

Il sindaco che alza i toni e respinge le opinioni di chi evidenzia l'illogicità delle sue azioni è consapevole che una simile condotta potrebbe esporre l'Amministrazione – e chi ha assunto le decisioni – a rilievi della Corte dei Conti per danno erariale, laddove venga accertato un aggravio di spesa evitabile, prodotto in assenza di competenza e in violazione dei principi di economicità ed efficienza? Ed è altresì consapevole che qualsiasi cittadino potrebbe legittimamente eccepire tale comportamento, contestando l'uso improprio delle risorse pubbliche, che appartengono ai cittadini, e la produzione di costi non necessari?

Il sindaco che proclamava pubblicamente «Ad Ariano non si decide senza Ariano» dovrebbe oggi confrontarsi con un dato di fatto inconfutabile: il dimensionamento delle scuole di Ariano Irpino è stato deciso, ed è già operativo. Già in data odierna, le tre istituzioni scolastiche del secondo ciclo di Ariano Irpino hanno ricevuto indicazioni formali da parte dell'USR per dare concreta attuazione al dimensionamento. Dunque, al netto degli slogan e delle dichiarazioni propagandistiche, le decisioni sono state prese e calate dall'alto, senza che la città abbia realmente inciso sugli esiti.

E l'esito è sotto gli occhi di tutti: non si è salvato nessuno. Anzi, il risultato più grave e simbolicamente devastante è che il codice meccanografico dello storico Liceo "Parzanese" ha cessato di esistere. Un'istituzione identitaria per la città cancellata sul piano amministrativo. Il Parzanese, di fatto, è morto.
Il cosiddetto "polo liceale" ha conservato, per motivi amministrativi ineccepibili e sovraordinati, esclusivamente il codice meccanografico del Ruggero II, e la nuova denominazione dell'istituto è oggi Liceo "Ruggero II-Parzanese". Un esito che qualcuno aveva già lucidamente definito per quello che è: "una vittoria di Pirro".

Si è perso ciò che si diceva di voler difendere; si è sacrificata una storia in nome di un riassetto imposto; si è proclamata un'autonomia decisionale che, nei fatti, non si è mai tradotta in capacità di incidere realmente.

Questa è la distanza abissale tra la retorica politica e la realtà amministrativa: gli slogan restano, i codici meccanografici e le identità storiche spariscono. Di questo esito, irreversibile sul piano simbolico e amministrativo, il Sindaco e l'Amministrazione comunale dovranno assumersi fino in fondo la responsabilità politica davanti alla città, alla comunità scolastica e a tutti i cittadini che hanno il diritto di pretendere trasparenza, competenza e rispetto dalle istituzioni che li rappresentano.
Quanto accaduto il 9 febbraio 2026 non è solo l'ennesimo episodio di arroganza istituzionale: è il sintomo evidente di un'amministrazione che ha scelto l'autoritarismo al posto del confronto, l'intimidazione al posto dell'argomentazione, la prepotenza al posto della responsabilità.

Il corpo docente del Ruggero II ribadisce: chi esercita il potere pubblico deve rendere conto, non alzare la voce. Deve spiegare, non aggredire. Deve rispettare, non intimidire. Ogni altra condotta tradisce il patto democratico e disonora le istituzioni".