Il Pain Control Center Hospice di Solofra, il centro residenziale per le cure palliative e la terapia del dolore dell’Asl Avellino, i cui servizi sono gestiti da Casa di Cura Sant’Anna e dall’azienda Evoter, è da sempre una struttura sanitaria dove si concentrano anche iniziative che esplorano spiritualità e cultura.
E in un tale contesto l’arte pittorica si trasforma in uno strumento in grado di sostenere chi deve affrontare un percorso clinico e di assistenza.
Fin dalla sua apertura i vari ambienti e le stanze di degenza sono stilisticamente ornate da quadri donati da autorevoli pittori nazionali, poi a questo già prezioso patrimonio artistico si aggiunge ora un’altra splendida opera che è stata realizzata dal maestro Gerardo A. Russo.
“Anelito”, questo il titolo del quadro, un olio su tela che con un grande atto di generosità del prestigioso artista irpino sarà in perenne mostra nell’Hospice di Solofra.
Gerardo A. Russo, artista e scrittore, è nato a Solofra dove vive. È stato insegnante, consulente editoriale, giornalista e fondatore di numerose riviste, periodici e società cibernetiche. Ha pubblicato nel 1987 la prima Guida di Solofra e negli anni successivi anche diversi saggi letterari. La sua attività creativa unisce arti visive, progettazione culturale e ricerca narrativa, con particolare attenzione ai temi della memoria e della partecipazione collettiva. Ha ideato e curato numerosi progetti espositivi e performativi, sviluppando un linguaggio che integra pittura, testo e dispositivi relazionali. La sua arte plasma visioni come segnali da un altrove mentale, mettendo in scena l’atto stesso dell’immaginare. Ed è lo stesso autore che ha voluto sintetizzare con queste parole ciò che realmente rivela il senso profondo della sua opera “Anelito”, donata all’Hospice di Solofra:
"L’uomo, nella sua nudità, desidera ascendere alla perfezione, aspira a una meta superiore come atto di liberazione; attraversa con umile pena il miasma e la melma dello stato primitivo per raggiungere un più alto grado di realizzazione. È una figura, pur nella sua fissità, agitata da vive passioni.
Nel passaggio ecco che nel corpo si aprono ferite: difatti il movimento verso la compiutezza dello spirito torce oltre l’anima anche le membra.
Egli anela la pienezza perduta e, per raggiungere quella luce che sembra toccare con mano, non bada alle lacerazioni, alla mortificazione, allo sdegno. È un destino superiore che si è dato: transitare verso la meta maggiore, raggiungere quel nucleo luminoso sito più in alto, senza badare allo spasimo del martirio.
Anelito è un’opera che vive in bilico tra materia e spirito, tra il visibile e l’intuizione metafisica. In essa, pittura e poesia dialogano con intensità, generando un’unità espressiva che va oltre la semplice giustapposizione di immagini e parole".
