Enrico Franza già sindaco di Ariano Irpino
Sulla circolare n. 85 del Polo Liceale di Ariano Irpino: un errore che il dirigente ha ancora il tempo di correggere.
Apprendo, dalla Circolare n. 85 del 16 ottobre 2026, atto pubblico diffuso sul sito istituzionale e all'albo online del Polo Liceale di Ariano Irpino, che il Dirigente scolastico ha dichiarato "ingiustificata a tutti gli effetti" l'assenza degli studenti di venerdì 16 ottobre. Ha imposto ai genitori dei minorenni di presentarsi di persona a scuola, con un documento di riconoscimento. Ha stabilito che quella giornata "incide sul voto di comportamento". E ha trasformato il provvedimento in una regola per il futuro, a partire dalla mobilitazione già annunciata per il 30 ottobre. Non è la risposta a un episodio. È un avvertimento rivolto a un'intera generazione. E io non posso tacere.
Quel venerdì molti banchi erano vuoti. Ma quei ragazzi non erano spariti. Erano ad Avellino, in piazza, insieme a migliaia di coetanei. Partecipavano a una mobilitazione che attraversa l'Europa intera: contro il caro bollette, contro il caro carburanti, contro la guerra. Davanti a quei banchi vuoti, la scuola aveva due strade: chiedersi perché o chiedere conto. Ha scelto la seconda.
Per quasi sei anni ho avuto l'onore di amministrare questa città. In tutto quel tempo ho sempre pensato che la cosa più preziosa di una comunità siano i suoi giovani, soprattutto quando decidono di occuparsi di ciò che accade intorno a loro. Per questo non riesco ad accettare che il loro impegno venga trattato come una mancanza da sanzionare.
Si studia la Costituzione, si punisce chi la pratica. In quelle aule si insegna che l'articolo 21 garantisce a tutti il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero.
Si insegna che l'articolo 17 riconosce il diritto di riunirsi pacificamente. Poi, il giorno in cui gli studenti mettono in pratica quella lezione, li si tratta come trasgressori. Nessuna educazione civica può reggere a questa contraddizione.
Giustificata, ma ingiustificata. È il cuore assurdo di questa circolare. I genitori devono lasciare il lavoro, presentarsi a scuola, esibire un documento e firmare un modulo. Ma anche dopo aver fatto tutto questo, sul registro elettronico resterà scritto: "assenza collettiva ingiustificata". Alle famiglie si chiede di giustificare un'assenza che la scuola ha già deciso di non considerare giustificata. Non è un adempimento: è un rito di sottomissione.
Il prezzo di una piazza: la maturità. Le conseguenze non sono simboliche. È la stessa circolare a ricordarle: nel triennio, senza almeno 9 in condotta, non si accede al punteggio più alto della fascia di credito scolastico. La circolare precisa che il voto non sarà determinato "in modo automatico". Ma intanto avverte che quella giornata peserà. Per uno studente dell'ultimo anno, una mattina trascorsa a esprimere le proprie idee può costare punti all'esame di Stato. È questo il messaggio che vogliamo dare ai nostri ragazzi?
I figli pagano per i genitori. Se il genitore non riesce a presentarsi entro il termine, la mancata giustificazione viene riferita al Consiglio di classe, che ne terrà conto per il voto di comportamento. Si arriva così all'assurdo: un ragazzo può vedersi abbassare la condotta perché suo padre o sua madre non hanno potuto lasciare il lavoro per una mattina. La responsabilità disciplinare, ricorda la stessa circolare, è personale. Ma qui si fa ricadere sul figlio un adempimento che spetta al genitore.
Le famiglie trasformate in sorveglianti. Per ogni altra assenza basta il registro elettronico. Per questa no: la giustificazione online è dichiarata "non sufficiente". Ai genitori che vogliono sottrarre i figli alla penalizzazione si chiede di dichiarare e documentare "gravi motivi di famiglia", esponendo fatti privati. E per le prossime occasioni le famiglie sono "invitate a vigilare sulla regolare frequenza dei propri figli". Tradotto: impedite ai vostri figli di scendere in piazza. Ma non spetta a una scuola chiedere ai genitori di fare da argine alla libertà di pensiero.
La circolare smentisce le sue stesse fonti. Il Dirigente richiama lo Statuto delle studentesse e degli studenti (D.P.R. 249/1998). Ma quello Statuto definisce la scuola come una comunità di dialogo, informata ai valori democratici e fondata sulla libertà di espressione e di pensiero. E stabilisce che i provvedimenti disciplinari hanno finalità educativa e devono essere proporzionati. Usare la condotta come deterrente contro chi si mobilita non è educazione. È intimidazione.
Nessuna sanzione collettiva, solo sospetto collettivo. La circolare dichiara di non prevedere sanzioni collettive. Intanto però introduce soglie per individuare le classi con "assenza collettiva", segnalazioni al Dirigente entro poche ore, esami nei Consigli di classe, incontri con le famiglie e attività per insegnare le "forme legittime di partecipazione". Dispone perfino che il testo venga letto in ogni classe, come un monito. Ed è così affrettato da contraddirsi: fissa la soglia al "50% + 1" e poche righe dopo parla di "soglia del 75%". È il segno di un provvedimento scritto per reagire, non per educare.
La scuola non è una caserma, e il registro non è un verbale. Da anni si lamenta il disinteresse dei giovani per la cosa pubblica. Oggi che i ragazzi si interessano, scendono in piazza e prendono la parola, la risposta non può essere una sanzione. Chi educa al futuro non può avere paura di chi il futuro lo reclama.
Ritengo questa circolare un errore grave. Mi auguro che il Dirigente scolastico abbia la sensibilità di ripensarci e di ritirarla, riportando le assenze di quel giorno alle ordinarie modalità di giustificazione, senza alcun riflesso sul comportamento e sul credito scolastico. Mi auguro che lo stesso trattamento non venga riservato alla mobilitazione del 30 ottobre né a quelle future. E mi auguro, soprattutto, che si apra un confronto vero con gli studenti, i loro rappresentanti e le famiglie. Riconoscere un errore non è una debolezza: è la lezione più alta che un educatore possa dare.
Rivolgo infine un appello all'Ufficio Scolastico Regionale per la Campania, perché valuti con attenzione la proporzionalità di questo provvedimento e la sua coerenza con i principi dello Statuto delle studentesse e degli studenti. E perché in nessuna scuola della nostra regione il diritto di manifestare venga trattato come una colpa.
Ai ragazzi dico una cosa sola: non abbassate la voce. Una scuola può segnare un'assenza sul registro. Non può segnare come assente la coscienza di una generazione.
