Si è tenuto con una straordinaria e coinvolgente partecipazione di pubblico, presso il Museo Civico e della Ceramica, l’incontro dal titolo "L'Europa comincia dai margini", promosso dalla associazione Futura Irpinia. Un momento di profonda riflessione politica e culturale volto a riconoscere alle aree interne un ruolo strategico nelle politiche di sviluppo, superando la visione che le relega a periferie per valorizzarne invece le potenzialità economiche, sociali, culturali e ambientali.
L'incontro, introdotto dal presidente di Futura Irpinia Enrico Franza e moderato con grande professionalità da Tiziano Tedeschi, ha fatto emergere una profonda sintonia programmatica tra gli ospiti d'eccezione – il professore universitario Giuliano Resce e l'eurodeputato Dario Nardella – e la visione dell'associazione Futura Irpinia. Un'intesa talmente forte e genuina che gli stessi ospiti, colpiti dallo spirito e dalle proposte dell'associazione, hanno scelto di aderire, aprendo così la strada a nuove iniziative e progettualità da sviluppare insieme nei prossimi mesi.
Una sinergia, dunque, con l’Europa che non si è esaurita nella giornata di ieri, ma che si proietta ora verso nuovi momenti di confronto e nuove prospettive concrete per il territorio.
Questa unità d'intenti è stata suggellata anche dalla consegna ufficiale, da parte di Enrico Franza a Dario Nardella, della "Carta dell'Irpinia": un manifesto politico che ribalta la narrazione assistenzialista, ricordando che le aree interne non chiedono aiuto, ma propongono una nuova perequazione territoriale tra "polpa e osso", pretendendo la restituzione del valore generato da risorse chiave come acqua, energia e capitale umano.
L'Europa e la sfida dei confini: ripartire dai margini
Aprendo i lavori, Enrico Franza ha richiamato l'urgenza di riportare il dibattito europeo al centro della discussione pubblica locale, ricordando che i grandi temi – dalla sicurezza alla pace – non si decidono più nel perimetro del singolo comune ma su scala globale. Citando lo spirito del Manifesto di Ventotene, Franza ha ribadito un concetto chiave per il futuro del territorio: «L'Europa nasce dalla consapevolezza di cosa succede quando un confine diventa trincea. E allora l'Europa è figlia dei margini». Da qui l'invito a non cedere agli alibi: «L'Irpinia non deve avere l'alibi di non poter fare nulla perché mancano i vettori. Non è così! Noi siamo esattamente nel luogo in cui l'Europa deve scegliere se essere ancora se stessa e quel progetto ambizioso del '900 politico, partendo proprio da qui, dai margini, da noi».
Dal divario territoriale alla trappola della partecipazione: il nodo della governance
Nel suo intervento, il professor Giuliano Resce (docente di economia politica all'Università degli Studi del Molise e responsabile scientifico di Instant Analytics) ha analizzato l'aumento, negli ultimi trent'anni, del divario tra aree rurali e urbane, sottolineando che «quella che viviamo è una disuguaglianza di opportunità», la quale nel nostro paese e nel resto d'Europa finisce per bloccare la crescita. Richiamando il confronto storico tra il terremoto dell'Irpinia dell'80 e quello del Friuli, Resce ha evidenziato come gli esiti della ricostruzione e dello sviluppo dipendano fortemente dalla classe dirigente e dalla qualità della governance. Focalizzandosi sulle aree interne, il professore ha citato i dati di Banca d'Italia: «La qualità istituzionale nelle aree interne è mediamente inferiore rispetto ai centri», una condizione che innesca la «trappola della partecipazione», dove i piccoli comuni mancano spesso della capacità amministrativa per intercettare i fondi europei.
La difesa dei territori, le macroaree e lo stop alle politiche "del giorno per giorno”
L'eurodeputato Dario Nardella ha fortemente criticato le recenti impostazioni politiche nazionali e comunitarie, definendo la SNAI (Strategia Nazionale Aree Interne) approvata dal governo un percorso «di fine vita». Nardella ha sottolineato l'importanza di non arrendersi e di ripensare il ruolo dei territori all'interno di una rete, evidenziando la necessità di un nuovo patto tra città e campagna: se guardiamo alla cooperazione tra le macroaree del Sud (Campania, Puglia, Basilicata, Molise, Calabria), l'Irpinia diventa un perno fondamentale nelle relazioni tra regioni.
L'europarlamentare ha inoltre lanciato un monito sulla necessità di difendere il bilancio europeo: «Il modello europeo di difesa rischia di essere impostato sul riarmo togliendo fondi a coesione e agricoltura/sviluppo rurale». Per Nardella occorre archiviare «la politica del giorno per giorno» per abbracciare una vera programmazione strategica in collaborazione con il mondo accademico.
Futura Irpinia e la forza dei suoi cittadini
L'evento si è concluso con un vivace dibattito e numerosi interventi dal pubblico, segno di una platea trasversale ed eterogenea che ha riunito giovani, meno giovani, professionisti e semplici cittadini desiderosi di ascoltare e confrontarsi.
Particolarmente significativa è stata la curiosità e la partecipazione attiva dei ragazzi più giovani, incuriositi dalla presenza di ospiti del calibro di Dario Nardella e Giuliano Resce, a conferma di quanto l'incontro abbia saputo catturare l'attenzione delle nuove generazioni oltre che del pubblico più esperto.
A chiudere l'iniziativa è stato il moderatore Tiziano Tedeschi, raccogliendo l'entusiasmo della platea e rilanciando una prospettiva di speranza concreta per le nuove generazioni, affinché «i giovani possano trovare delle risposte che possano dare loro entusiasmo per affrontare la vita, perché qui la vita è possibile», restituendo alle aree interne il ruolo centrale che meritano nel futuro del Paese.
La giornata ha dunque segnato non un punto di arrivo, ma un vero e proprio punto di partenza: la coesione nata tra Dario Nardella e l'associazione Futura Irpinia, culminata nella sua iscrizione, apre ora la strada a un percorso comune fatto di nuove idee, nuove iniziative e nuovi momenti di confronto per costruire insieme il futuro dell'Irpinia e delle aree interne italiane.
