Acs, i sindacati proclamano lo stato di agitazione ad Avellino. FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL, UIL TUCS, UGL e CISAL hanno proclamato lo stato di agitazione dei lavoratori di ACS – Città Servizi di Avellino. Lo hanno fatto il 16 aprile, con una lettera indirizzata al Commissario straordinario, alla Prefettura e alla Commissione di garanzia.
Avviata la procedura di raffreddamento
Hanno anche avviato la procedura di raffreddamento prevista dalla legge 146/1990 — quella che nei servizi pubblici obbliga a tentare la via della conciliazione prima di passare allo sciopero. Dopo la riunione del 15 aprile, che ha visti seduti allo stesso tavolo con il coordinatore Iannuzzi, con il commissario liquidatore dimissionario Giliberti e con il commissario liquidatore Gennarelli, i sindacati hanno capito che le certezze non erano arrivate. E probabilmente non stavano arrivando.
Il tavolo del 15 aprile: tutto fermo, cresce la tensione
Il percorso per salvare i posti di lavoro, scrivono le sigle nella comunicazione ufficiale, resta "fumoso, incerto e tortuoso". Tre aggettivi che, messi in fila, raccontano più di qualsiasi analisi. Iannuzzi si è impegnato a riportare le istanze del tavolo entro cinque giorni. I sindacati hanno preso nota. E hanno proclamato lo stato di agitazione lo stesso.
Il tempo stringe
Il calendario non negozia. La scadenza del 30 giugno 2026 è lì, ferma, e i sindacati lo ripetono senza giri di parole: le decisioni sul futuro di ACS non possono aspettare il prossimo assetto comunale, non possono slittare a una riunione futura, non possono vivere nell'ambiguità di chi rimanda sperando che il problema si risolva da solo. "Il tempo è scaduto", scrivono. Tre parole. Nette come uno sportello che si chiude.
I lavoratori chiedono garanzie: nessun taglio, serve una soluzione
I sindacati hanno messo sul tavolo una richiesta precisa: una soluzione definitiva che eviti misure drastiche — leggi licenziamenti, mobilità, esuberi — e garantisca la continuità occupazionale per tutto il personale.
