"Premesso che Byd è una conoscenza che risale al 2018, anno a partire dal quale ho sostenuto con forza presso il Governo l’ipotesi di una collaborazione con i produttori cinesi, lo scenario attuale presenta delle significative novità rispetto ad allora.
Dal 2018 ad oggi è cambiato il mondo e con esso quello dell’automotive dove i dazi europei e nuovi regolamenti sulle componenti delle auto hanno portato i produttori cinesi a cambiare radicalmente le loro scelte produttive che ora puntano al Brownfield di stabilimenti industriali già funzionanti in Europa, in modo da velocizzare i tempi.
Così a 8 anni di distanza, per la prima volta in assoluto, non è più il Governo a dover cercare Byd ma è il Colosso cinese a cercare il Governo italiano, che non può sciupare questa occasione".
E' quanto scrive in una dettagliata nota Generoso Maraia
"Di sicuro Byd non ha gradito questa fuga di notizie, per di più false e finalizzate a non realizzare una valutazione reale delle potenzialità dello Stabilimento di Flumeri e dell’area industriale che lo ospita in provincia di Avellino. Tra tutte le notizie l’unica degna di nota è la visita della N1 in Europa di BYD, la proprietaria Stella Li, nello stabilimento in Valle Ufita perché corrispondente alle caratteristiche della loro ricerca. Una visita che finalmente certifica che in Italia esiste uno stabilimento che potrebbe produrre anche auto elettriche oltre agli autobus elettrici che già produce. Oggi, come nel 2018, occorre la volontà politica per poter realizzare un progetto che rivoluzionerà in positivo il mondo dell’auto in Italia e lo sta già facendo in Europa mettendo un freno alla perdita di posti di lavoro determinata dalla transizione economica in atto.
Purtroppo come nel 2011, anno di chiusura di Irisbus-Iveco, ancora oggi i manager ex fiat continuano a difendere la loro scelta di lasciare l’Italia e lo fanno con tesi che già all’epoca furono ampiamente smentite.
Di seguito una versione aggiornata delle smentite dato che le tesi sono sempre quelle del 2011: costo della manodopera elevato, costo dell’energia elevato, mancanza di una filiera industriale, in più oggi fanno finta di aver dimenticato l’unico stabilimento che si è salvato dalla tabula rasa fatta al Sud con Termini Imerese più Irisbus e anche di alcuni stabilimenti al Nord.
1) Iniziamo dalla più grande bufala: quella sulla “short list” dei paesi che sono in cima alle preferenze di Byd. In realtà sia in Spagna che in Francia sono già stati siglati accordi per il Brownfield di stabilimenti già esistenti e sono stati siglati con i concorrenti di BYD. Quindi mentre si parla dell’Italia come l’opzione B rispetto a Spagna e Francia in realtà sono i progetti iniziali che sono scivolati nel piano B della Spagna dove Volkswagen ha investito la storica cifra di 10 Miliardi di euro e anche della Francia dove Stellantis ha inaugurato una partnership con Don Feng per l’assemblaggio di veicoli a nuova energia (NEV) di Dongfeng nello stabilimento Stellantis di Rennes superando, in questo modo, gli ostacoli determinati dai nuovi e severi criteri normativi del “Made in Europe” voluto dalla Commissione europea (Industrial Accelerator Act)
2) Non è vero che il costo del lavoro è più alto in Italia rispetto agli altri Paesi europei o almeno non lo è per la Vallle Ufita dove è nata la Zona Economica Speciale che garantisce ingenti finanziamenti europei e nazionali contribuendo così a ridurre il costo del lavoro e il carico fiscale delle aziende. Vale la pena ricordare agli esperti che siedono al tavolo delle trattative che la Zes è anche considerata Zona retro-portuale quindi collegata al sistema logistico nazionale e internazionale.
3) Non è vero che l’energia costa di più in Italia o almeno non è vero per la Valle Ufita. A sostenerlo è la massima Autorità dell’energia. L’Arera sostiene che grazie al D.l. 181/2023, che supera il Prezzo Unico Nazionale a favore dei Prezzi zonali (Bidding zones), il prezzo dell’energia all’ingrosso di quella specifica zona crolla rispetto alle zone vicine dipendenti da fonti fossili. In base a questo nuovo sistema di calcolo la Valle Ufita beneficerà di costi dell’energia tra i più bassi d’Italia, a livello di quelli spagnoli.
4) Non è vero che in Spagna esiste un ecosistema che garantisce l’approvvigionamento di componenti Made in Europe, lo sarà nel prossimo futuro ma oggi è vero per l’Italia dove la storia dell’industria dell’auto ha permesso la nascita di migliaia di aziende che sono leader nella componentistica a livello mondiale fornendo anche illustri marchi tedeschi. Questo indotto potrebbe oggi lavorare a braccetto con quello asiatico unendo esperienza e innovazione in prodotti di altissima qualità, in tempi idonei rispetto alla corsa dell’Intelligenza artificiale anche in questo settore. Investire in Italia significa anche questo, ridurre i tempi recuperando margini di avanzamento notevoli rispetto ai nascenti progetti iberici o d’oltralpe.
Questo è il quadro reale in cui si deve inserire la trattativa tra Byd che vuole investire diversi miliardi in Europa e il Governo che dovrebbe iniziare a dire come stanno in realtà le cose in Valle Ufita e quanti milioni di euro intende investire per salvare l’intero sistema industriale italiano.
Serve ben altro? Basterebbe questo, un aggiornamento intensivo di chi è rimasto fermo a 15 anni fa.
Se non è oggi, per la resistenza di alcuni dinosauri dell’economia nazionale, lo sarà nel prossimo futuro perché la strada per la transizione in Europa è tracciata e, seppur in ritardo, coinvolgerà per forza di cose anche l’Italia.
Nostro dovere è fare fronte comune con i nostri rappresentanti in Parlamento e in Regione per cogliere un’occasione epocale per l’Irpinia e per il sistema Italia".
