Avellino, politica in lutto: addio Angelo Romano, professore che divenne sindaco

Aveva 92 anni, è stato primo cittadino negli anni dell'emergenza del post sisma. Un galantuomo...

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Gianfranco Rotondi: si occupò di risanamento finanziario, un democristiano perbene...

Avellino.  

Si chiude un'epoca. E' scomparso Angelo Romano, sindaco di Avellino negli anni dell'emergenza post sisma che lui aiutò a rinascere, mettendo a posto anche i conti disastrati delle casse comunali. Aveva 92 anni. E' un altro protagonista della vita politica cittadina che scompare, all'indomani di perdite molto importanti come Franco D'Ercole, Gerardo Adiglietti, Generoso Benigni solo per ricordare gli ultimi appassionati avellinesi che si sono spesi per dare un futuro alla città. C'è davvero grande amarezza, anche perché la città si avvia alle elezioni amministrative in un clima di grande squallore, con figurine ripetute che ci ritroviamo tra le mani e aspiranti sindaci che guardano solo agli interessi personali infischiandosene degli avellinesi che dicono di amare. Bah. In tanti stanno ricordando l'impegno e la figura di Angelo Romano. Da parte nostra c'è solo il rammarico di non averlo potuto più incontrare, avendo sporadiche notizie solo da suo figlio, il nostro carissimo collega Ivo. Un abbraccio a tutti i familiari da parte della nostra redazione. 

Il ricordo di Gianfranco Rotondi  

"il lungo tempo di Angelo Romano, professore e sindaco emerito di Avellino, si è concluso improvvisamente stamane. E’stato sindaco democristiano - ricorda Gianfranco Rotondi - nella prima metà degli anni novanta,negli anni cruciali del passaggio dalla prima alla seconda repubblica. Era già passata la stagione gloriosa dell’Avellino politica e calcistica, e al professore Romano non toccarono le soddisfazioni dei suoi predecessori, abituati a ricevere personalità che visitavano la città in pellegrinaggio allo stadio ,o ai santuari politici. Romano fu il sindaco del tramonto della prima repubblica, del passaggio dall’egemonia democristiana al bipolarismo. Si occupò di risanamento finanziario, ma ebbe pure sensibilità politica, avviando alla politica giovanissimi assessori che poi si affermeranno nell’alta amministrazione e nel giornalismo (penso al compianto Augusto Pistolesi e al noto giornalista Angelo Picariello). Mi sostenne nelle battaglie vinte e in quelle perse, e gli sono grato più delle seconde che delle prime. Discutevamo, talvolta litigavamo, come si usava con lui, arrivando ai massimi decibel e poi chiudendo la discussione con un abbraccio e un sorriso. Democristiani,insomma. Perché la storia della Dc non è stata solo quella delle prime linee, ma soprattutto quella degli uomini che ne presidiavano consenso e credibilità nei territori. Buon viaggio, professore".