Palmieri: caso Picierno? Simbolo di un partito liquido e destrutturato

Il caso Picierno, lo scossone al Pd, Palmieri (Radici e futuro): basta scelte dall'alto

palmieri caso picierno simbolo di un partito liquido e destrutturato
Avellino.  

"Più che di Pina Picierno in sé, credo che oggi si debba discutere di ciò che la sua vicenda politica rappresenta. Picierno è il simbolo più evidente della visione veltroniana del partito: il partito liquido, destrutturato, sempre meno radicato nei territori e sempre più dipendente dalle decisioni assunte nei palazzi romani". Così Pellegrino Palmieri  commenta l’addio al Pd di Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo e referente dei “riformisti"..

Il partito liquido

"Una visione che, a distanza di anni, ha mostrato tutti i suoi limiti - continua Palmieri -. L’allontanamento della base, la progressiva marginalizzazione dei territori, la centralizzazione delle scelte politiche e la riduzione del partito a semplice comitato elettorale permanente è un dato di fatto. In questo modello gli iscritti contano poco, i circoli contano ancora meno e i rappresentanti vengono spesso scelti dall’alto, senza un reale coinvolgimento delle comunità politiche locali. Anche l’appoggio trasversale all’abolizione delle preferenze ha contribuito a questo processo, trasferendo il potere di selezionare la classe dirigente dalle comunità territoriali alle segreterie nazionali".

L'effetto della centralizzazione delle scelte politiche

Il risultato è stato un impoverimento della partecipazione democratica e un crescente senso di estraneità tra gli iscritti e i propri rappresentanti. Io penso invece che i partiti debbano tornare ad essere luoghi di partecipazione reale. Gli iscritti devono sentirsi parte di un progetto, ascoltati, utili, protagonisti. Non semplici numeri di tessera da mobilitare durante le campagne elettorali. Un partito che non coinvolge la propria base è destinato a diventare autoreferenziale e a perdere il contatto con la società che dovrebbe rappresentare".

Il caso Picierno

"Per questo la questione non è Pina Picierno come persona. La questione è ciò che la sua candidatura rappresentò. Quando Walter Veltroni decise di candidarla al posto di Ciriaco De Mita, non compì soltanto una scelta politica. Affermò un principio: che le decisioni più importanti potessero essere prese a Roma, senza tenere conto delle dinamiche e delle sensibilità dei territori. E lo dico da chi, all’epoca, era contrario alla candidatura di De Mita. Ma se De Mita doveva essere superato, doveva essere la comunità politica irpina a compiere quella scelta, attraverso il confronto e il voto negli organismi del partito. Non una decisione calata dall’alto, che impose alla nostra comunità politica una giovane dirigente senza alcun legame con il percorso che avevamo costruito".

L'inizio della deriva

Quello fu uno dei primi segnali di una deriva che negli anni successivi sarebbe diventata la normalità. Ed è per questo che il dibattito su Picierno suscita ancora oggi tanto interesse: perché richiama una stagione politica che ha progressivamente svuotato il partito della sua funzione democratica e partecipativa. Una stagione che, a mio avviso, ha fallito e che dovremmo avere il coraggio di superare attraverso un nuovo congresso fondativo.". COnclude Palmieri.