di Marco Festa
Un girone fa, l'Avellino arrivò alla sfida con il Vicenza carico a mille. Era quarto. Reduce da due vittorie consecutive: la prima, ottenuta in casa, contro il Catania, per effetto di un calcio di rigore trasformato da Castaldo; la seconda, in barba ad un'autentica emergenza, tra infortuni e squalifiche, sbancando, trentasei anni dopo, il “Braglia” di Modena, con una doppietta dello stesso Castaldo, di testa e dagli undici metri, a rendere di fatto vano il gol, ad inizio ripresa, di Granoche. Il Vicenza, ammesso in extremis in Serie B dopo un'estate infuocata, era diciassettesimo con tredici punti in classifica, dieci in meno dell'Avellino; nel turno precedente aveva piegato per 2-1 la Pro Vercelli, dopo essersi affidato, a partire dalla trasferta in casa del Carpi, terminata con un k.o. (1-0), a Pasquale Marino, scelto per avvincendare in panchina Giovanni Lopez.
In quel tardo pomeriggio di domenica 16 novembre, i veneti lanciarono un messaggio forte al campionato, espugnando con un gran gol, al 27', di Cocco, il “Partenio-Lombardi”: altro che lotta per la salvezza, il Vicenza di Di Gennaro e Moretti; del già citato Cocco e di capitan Camisa, avrebbe potuto dire la sua contro chiunque. E lo ha poi fatto alla grande. Non per caso, i biancorossi, che venerdì ricevono la visita dei lupi per l'anticipo della trentacinquesima giornata di Serie B, sono terzi, con una lunghezza di vantaggio su D'Angelo e compagni, e tre sole di ritardo sul Bologna, seconda forza del torneo Cadetto. Ma si sa: nel calcio, i destini cambiano anche in virtù di episodi in grado, potenzialmente, di diventare momenti spartiacque di un'intera stagione. I valori alla lunga emergono, certo.
Ma in quell'Avellino – Vicenza, in pochi lo avranno dimenticato, ci fu anche la bandierina, dell'assistente Romina Santuari, che si alzò, in maniera clamorosa, all'81', sanzionando una posizione irregolare a Comi, che, appostato sul secondo palo, aveva corretto in rete un tiro di capitan D'Angelo. Impietose le immagini (nella foto ne riproponiamo il fermo immagine, ndr), con Laverone che tarda a salire e tiene in gioco il centravanti dei lupi, mentra Santuari segue un'altra linea. Dopo la beffa maturata nella stagione precedente all'Ossola di Varese, con il tandem Manganiello – Santuari anche in quel caso a vestire gli sgradevoli panni di protagonisti in negativo, una svista che lasciò in eredità settimane e settimane di polemiche. Ne è passata di acqua sotto i ponti. Il ritorno non può che evocare il ricordo della sfida di andata. Ma Avellino e Vicenza sono state e sono realtà così belle di questo campionato, da non meritare che ci si soffermi su quel frangente più dello stretto necessario. L'auspicio è che Vicenza – Avellino sia la splendida partita che tutti attendono. E che vinca ancora una volta il migliore. Ma stavolta, senza veleni ed errori.
