di Andrea Fantucchio
Giochiamo con la fantasia e proviamo a immaginare una squadra formata da undici giocatori che hanno vestito sia la casacca biancoverde dell’Avellino che quella delle rispettive nazionali. Un undici mondiale che schieriamo con un 3-4-3 a trazione decisamente offensiva: nonostante i tre giocatori di fatica a centro campo. Diteci che ne pensate e chi aggiungereste.
Portiere: Stefano Tacconi (Italia) - Indimenticabile portiere dell’Avellino. Società biancoverde che, con Luis Vinicio in panchina, lo ha acquistato dalla Sambenedettese in serie B. Dopo un lungo girovagare, Tacconi proprio in Irpinia si impone come uno dei numeri uno più interessanti della serie A. Tanto da attirare, dopo tre anni ad alti livelli, l’attenzione della Juventus della quale a fine carriera è stato anche capitano.
Difensore: Davide Zappacosta (Italia)- Acquistato in comproprietà dall’Atalanta a diciannove anni è esploso in Irpinia imponendosi come uno dei migliori terzini della Serie B e, in prospettiva, anche della massima serie. Viene convocato nella nazionale azzurra, Under 21. Un’ascesa perenne che lo porta negli anni successivi a giocare i campionati in massima serie prima con l’Atalanta e poi con il Torino. Proprio con i granata conquista la convocazione in Nazionale
Difensore: Moreno Ferrario (Italia) - Chiuso da Gentile in nazionale maggiore è comunque riuscito a imporsi come uno dei migliori centrali della sua generazione e ad essere titolare nella selezione azzurra alle Olimpiadi. Ferrario si è distinto grazie al suo tempismo e atletismo nel Napoli di Maradona prima di arrivare alle falde del Partenio e confermare quanto di buono fatto nel corso di una carriera giocata sempre a grandi livelli.
Difensore: Djamel Mesbah - Partito come ala dai piedi raffinati il nazionale algerino si è trasformato in un terzino abile sia in fase di interdizione che in propensione offensiva.
Centrocampista: Nando De Napoli (Italia) - Unico giocatore dell’Avellino ad aver vestito la maglia azzurra mentre giocava alle falde del Partenio. Polmoni e cuore della squadra biancoverde, diventa anche perno del centro campo del Napoli di Maradona. “Rambo” è diventato presto un punto fermo anche della nazionale di Azeglio Vicini che si piazzò terza nel mondiale casalingo dopo la sconfitta proprio contro l’Argentina di Diego.
Centrocampista: Dirceu (Brasile) - Che dire di Dirceu, la magia applicata al calcio. Lo “Zingaro” è stato uno dei giocatori brasiliani più rappresentativi della sua epoca: nel 1978 gli viene sottratto l’oro del miglior giocatore del torneo dal padrone di casa Mario Kempes e dal divino Rudi Krol. Anche alle falde del Partenio Dirceu non ha deluso le aspettative regalando sogni e magie a chi ha avuto la fortuna di vederlo giocare.
Centrocampista: Salvatore Bagni (Italia) - Esploso a vent’anni come ala destra, si è affermato come uno dei punti di forza del Perugia dei miracoli che ha centrato il secondo posto in serie A, e si è poi reinventato mediano e motore del centro campo del Napoli di Diego, prima di concludere la sua carriera proprio con la maglia dell’Avellino.
Centrocampista: Angelo Colombo (Italia) - Per capire di che giocatore parliamo, basti pensare che Sacchi lo definiva “più importante di Maradona”. Ovvio, che sul giudizio del profeta di Fusignano, pesi la sua predilezione per i giocatori di gran tempra e sacrificio, ma nel Milan dei sogni forgiato con l’animo dei tulipani arancioni, i polmoni e il cuore di Colombo sono stati davvero fondamentali. Così come già mostrato proprio alle falde del Partenio.
Attaccante: Juary (Brasile) - L’uomo del giro intorno alla bandierina per festeggiare i gol, e dal sorriso sempre stampato in faccia, è forse una delle icone più riconoscibili degli anni d’oro dell’Avellino in massima serie: se oggi chiedeste a un giovane tifoso irpino di dirvi tre nomi di quegli anni fulgenti, uno di questi sarebbe di certo Juary. Nella sua carriera vale la pena ricordare anche il gol fondamentale che stese il Bayern di Monaco regalando ai draghi del Porto un’insperata Champion League.
Attaccante: Ramòn Diaz (Argentino) - Classe cristallina, dribbling fulmineo, tiro dinamitardo: queste tre delle caratteristiche che hanno reso l’argentino indimenticabile nel cuore dei tifosi irpini. Diaz è riuscito ad affermarsi anche nella selecciòn albiceleste mettendo a segno reti decisive.
Attaccante: Geronimo Barbadillo (Perù) - La sua capigliatura indimenticabile quasi come i suoi dribbling funambolici alimentati da una fantasia e velocità senza eguali, il peruviano è ancora rimpianto alle falde del Partenio: le sue caratteristiche nel calcio di oggi sono merce ricercata. Guardare Cuadrado per credere.
Allenatore: Tomislav Ivic (Jugoslavia): Forse qualche tifoso dell’Avellino storcerà il naso, e avrebbe preferito Luis Vinicio e Rino Marchesi, ma il palmarés dell’allenatore jugoslavo non ha eguali: tre campionati e coppe jugoslave, un campionato belga, uno portoghese e uno olandese, una coppa di Spagna, una coppa di Portogallo e una Supercoppa di Portogallo, una Supercoppa UEFA e una Coppa Intercontinentale.
