Avellino, il cuore pieno d'orgoglio: Zappacosta al Chelsea

De Vito lo portò in Irpinia per 35mila euro, oggi lascia l'Italia per 30 milioni bonus compresi

Avellino.  

 

di Marco Festa

Mentre su Twitter i tifosi del Chelsea si interrogavano su chi fosse (lo scopriranno presto) e quelli del Torino s’arrabbiavano per la sua cessione, ad Avellino i cuori si gonfiavano d’orgoglio per quel ragazzo che già aveva emozionato, e non poco, quando il 12 novembre 2016, a Vaduz, contro il Liechtenstein, aveva timbrato la sua prima presenza con la Nazionale italiana. La parabola di Davide Zappacosta, giunta ad un punto altissimo (per il massimo c'è tempo), riconcilia con la sfera più dolcemente onirica del calcio. E ricorda che nello sport più bello del mondo più che il grande nome, magari con la pancia piena, conta il talento mixato alla fame. Una miscela che brilla come un silenzioso faro nella notte, che i navigatori più attenti del calciomercato sanno scorgere da distanza siderale. Dallo stadio Nazareth allo Stamford Bridge di Londra alla velocità della luce, come le sue discese sulla fascia. Nove anni per passare dalla Seconda Divisione alla Champions League.

L'Avellino il suo vero trampolino di lancio. Scovato dal direttore sportivo Vincenzo De Vito, inquadrato largo a destra nel 3-5-2 ed educato tatticamente da Rastelli: 83 presenze, 3 gol tenendo conto anche dell'annata con Bucaro come tecnico. La metà del cartellino per 35mila euro per portarlo all'ombra del Partenio. Lascia l’Italia per 30 milioni (bonus compresi). Nella prima stagione in biancoverde (2011/2012) guadagnò 40mila euro (minimo sindacale in Lega Pro). Ora ne porterà a casa 2 milioni e 500 mila, netti, a stagione. Per le prossime quattro stagioni. Numeri che valgono più di mille parole.

Atteso e lanciato in massima Serie dall’Atalanta prima dell’avventura all’ombra della Mole, non prima di aver fatto stropicciare gli occhi al c.t. Di Biagio, in maglia Under 21: ha corso tanto, Davide. Ragazzo umile che ha fatto più volte ritorno nel capoluogo irpino per motivi di cuore, assitendo a tante partite del “suo” Avellino tra la gente, sugli spalti, in Tribuna Terminio. Niente area VIP. E ha corso così tanto, "Zappa", da arrivare Oltremanica. Dall'Isola del Liri all’Inghilterra. Lanciando pure un messaggio: gli sconosciuti di oggi, che fanno storcere il naso a tanti fini intenditori di football, per dirla in british style, poi magari diventano i campioni del domani. Anzi, di adesso. Pura questione di tempo e pazienza. Merce rara nel calcio delle isterie in salsa social network. Ma alla fine, se hai classe, c'è sempre l'happy end. Allora: good luck Zappacosta, say hello to mister Conte. E bravo Avellino: si può dirlo?