di Marco Festa
Come nelle attese, l'ultimo giorno di calciomercato dell'Avellino è scivolato via senza sussulti. Con l'arrivo del difensore Riccardo Marchizza, lo scorso 24 agosto, il club biancoverde ha reputato concluse le proprie operazioni in entrata e ha confermato il proprio orientamento non optando per colpi last minute. Accantonata pure l'opzione per il centrocampo che portava a Filippo Melegoni in virtù della permanenza di Fabrizio Paghera – fortemente voluta da Novellino - nelle ultime ore di trattative i lupi hanno limato il proprio organico esclusivamente per effetto della rescissione consensuale del contratto di Guido D'Attilio. E dunque: tredici acquisti e dodici uscite il bilancio finale di una sessione estiva che ha lasciato in eredità una squadra più esperta, più fisica, più italiana; con una batteria di esterni di ruolo e con valide alternative per ogni reparto e zona del campo. Leonardo Morosini il colpo da novanta, Riccardo Marchizza la ciliegina sulla torta di un organico costruito facendo tesoro degli errori commessi non più tardi di un anno fa. E allora non resta che lavorare sodo per sognare: di raggiungere obiettivi ambiziosi, o magari di lanciare ad altissimi livelli altri giovani come accaduto con Davide Zappacosta. L'ex biancoverde ha regalato le vere e più forti emozioni della giornata di ieri trasferendosi dal Torino al Chelsea per la cifra da capogiro di 30 milioni di euro (bonus compresi). Esattamente 6 anni fa l'Avellino, per ferma volontà del direttore sportivo Vincenzo De Vito, ne perfezionata ed annunciava l'arrivo in comproprietà dall'Atalanta per 35mila euro e un ingaggio di 40mila euro (minimo sindacale in Lega Pro) per il calciatore, che ora percepirà due milioni e mezzo netti a stagione per le prossime quattro stagioni.
