di Marco Festa
Cambiando l’ordine dei fattori, il risultato non cambia. Anzi. L’Avellino e Novellino sono riusciti pure a migliorarlo. La squadra biancoverde, che con cinque novità dal primo minuto rispetto al match interno col Venezia ha brindato con una doppietta di Ardemagni allo storico blitz al “Piola” di Novara, è palesemente sulla strada giusta. In Piemonte si è dimostrata, nuovamente ed in maniera ancor più convincente, somma di valori individuali e collettivi di tutto rispetto; un'addizione di fattori in grado di rendere i traguardi ambiziosi non più una mera utopia. Minimo comun denominatore, la voglia di stupire. Addendo, dopo addendo, tutto nasce dal mercato estivo: fatto di scelte ponderate e mirate. Più fisicità, più esperienza, più italiani, più giocatori di categoria, più talento, più fame, più motivazioni; meno calciatori adattati a ruoli non propri, meno scommesse, meno esperimenti, meno gap dalle avversarie, pur estremamente competitive. Dopo l’uguale della virtuale operazione matematica c’è allora la consapevolezza crescente, all’interno dello spogliatoio e nell’ambiente irpino, che l’Avellino, questo Avellino, può essere seriamente candidato a vestire i panni dell’outsider. Guai, però, a scollare i piedi da terra perché la Serie B è in grado di toglierti, nell’arco di qualche partita, tutto quello a cui sembri destinato. Ed è dunque già tempo di un nuovo esame, per il quale il lupo inizierà a prepararsi da domani, messe alle spalle ore di meritato riposo concesse a margine di un tour de force da 4 punti in 3 partite. Sabato arriva la corazzata Empoli. In archivio il turnover scientifico adottato, tutti in corsa per una maglia in un Avellino in cui tutti sono e possono essere titolari. Che sia questa la chiave per arrivare fino in fondo? Un occhiolino fugace ai playoff, intanto, non è poi un’eresia lanciarlo.
