Avellino, quel confine sempre più sottile tra sogno e realtà

Con l'Empoli altra prova di forza tra segnali sempre più incoraggianti. Da martedì testa al Bari

Avellino.  

 

di Marco Festa

Il confine tra sogno e realtà è sempre più sottile. È stato un dolce risveglio domenicale quello dell'Avellino, reduce da un'impresa tutt'altro che casuale contro l'Empoli. La forza del gruppo, costruito con oculatezza, con più che semplici alternative per ogni reparto; di un'organico numericamente e qualitativamente in grado di reggere il logorio del campionato di Serie B è sempre più evidente. Si fa male Morosini? - che su Instagram ha postato una foto del ginocchio sinistro andato in iperestensione con tanto di borsa di ghiaccio – entra Castaldo: l'Altafini dei lupi. Calcio di rigore guadagnato e trasformato, quarto gol da subentrante, il destro ad incrociare per il momentaneo 2-2. Molina, stremato dopo un inizio di torneo da stakanovista non è brillante? Dentro Bidaoui, che fa fare ai difensori toscani la figura del coyote con beep beep. Non basta? Per il serrate le fila finale dentro Paghera, che fino all'anno scorso era titolare inamovibile. Tre indizi che fanno, sì sa, una prova: questa è una squadra vera. Novellino come Sherlock Holmes, capace di guardare oltre di rendere le contromosse vincenti una questione paradossalmente elementare. Ha in pugno il suo Avellino, il tecnico di Montemarano. E si sogna. Dallo 0-2 al 3-2. Dritti fino al primo posto. La sensazione, piacevolissima, è allora che il lupo possa diventare il vero avversario di sé stesso con planate pindariche stile Icaro. Meglio allora vestire i panni dei pompieri. Quelli che, per indole, stanno in verità un po' stretti al presidente Walter Taccone, ma che in ogni caso ha sapientemente indossato nel corso di Derby su Otto Channel 696. Insieme si vince. E questo è un branco. Più che mai. Da martedì si rimetterà in marcia: direzione Bari. Adesso come non mai: senza paura.