Secondo a nessuno: così Frattali ha conquistato l'Avellino

Da dodicesimo a titolare, in questa e nella prossima stagione: il lupo è in mani sicure

Avellino.  

Quando ad inizio giugno si diffondevano i primi rumors circa il suo imminente trasferimento in Irpinia, sul web si moltiplicavano i commenti, a metà tra l'orgoglio e un rammarico quasi tangibile, dei tifosi del Cosenza: il loro numero uno, Pierluigi Frattali, stava lasciando la Calabria, la Seconda Divisione, per ritornare in Serie B dopo una stagione da assoluto protagonista. Da una parte, la soddisfazione per la "promozione" dell'uomo e del professionista, dentro e fuori dal campo; dall'altra, il dispiacere di perdere un portiere che si era dimostrato di un'altra categoria. Tra le righe di quelle testimonianze d'affetto si intuiva, a prescindere dal "curriculum" di tutto rispetto, dal valore oggettivo dell'atleta, mai sfuggito agli addetti ai lavori, che l'Avellino aveva pescato bene, ancora una volta, nelle categorie inferiori.

Non chiamatelo dodicesimo - Il 18 giugno 2014 l'annuncio ufficiale del trasferimento in biancoverde, in concomitanza con quello dell'arrivo dall'Olbia di Pozzebon. Contratto triennale. Nelle intenzioni iniziale c'è l'idea di affidargli il ruolo di dodicesimo per fare da chioccia a Gomis. Va in panchina per le prime diciassette giornate di campionato, ma come da lui stesso premesso nel corso del ritiro a Rivisondoli, ha la ferma intenzione di mettere in difficoltà Rastelli attraverso il duro lavoro quotidiano. Così è, e in questo caso non è solo mera retorica calcistica. Non si risparmia mai in allenamento. A Pescara arriva il suo momento: Gomis cade male e s'infortuna. L'Avellino non vince da un mese. Lui entra e si dimostra subito reattivo. Non sbaglia nulla e piazza una parata prodigiosa, con un gran colpo di reni, rendendo vana una gran rovesciata di Maniero, allora tra le file biancoazzurre. Finisce 0-0. Per l'Avellino è un punto pesante, che restituisce fiducia. Con l'estremo difensore in prestito dal Torino fuori uso, tocca ancora a lui contro il Bologna: per usare un'espressione cara all'ex allenatore dei lupi Vinicio, quando parlava di Tacconi, para anche i pensieri degli avversari. E proprio Pozzebon stende i felsinei. L'Avellino vince. Quattro punti in due partite con Frattali tra i pali. Su Ottopagine titoliamo: "Non chiamatelo dodicesimo".

Titolare del presente e del futuro - Va meno bene a Trapani, alla vigilia di Natale: l'Avellino prende la classica imbarcata, lui subisce quattro gol e torna a sedere in panchina perché intanto Gomis è pronto al rientro. Altre nove partite ad osservare i compagni da bordo campo. La notte prima del match col Bari, un'altra chance da cogliere al volo: Gomis non sta bene, ha la febbre. È di nuovo l'ora di infilare i guanti. E Frattali si conferma insuperabile. Ebagua gli tira un missile da due passi. Lui si accartoccia in un secondo e lo blocca. Su youtube le visualizzazioni del video della sua parata crescono in maniera esponenziale. Contro i pugliesi, il resto lo fanno D'Angelo e Trotta. Si riaccomoda in panchina contro Lanciano e Perugia. Ma le gerarchie, ormai, sono messe definitivamente in discussione grazie alle sue prestazioni. Si è conquistato la maglia da titolare che attualmente veste ed indosserà anche nel prossimo campionato, dopo aver convinto tutti.

Rigore parato e non sbagliato - E lui il numero uno a Catania, dove solo il generoso rigore concesso da Baracani e trasformato da Calaiò riesce a batterlo. C'è lui contro il Modena. Zito-gol: si vince ancora. Fermarlo ormai è impossibile. Ci riesce solo la varicella, che lo costringe a guardare dal letto la sconfitta a Vicenza e il deprimente pari a Varese. Contro l'Entella torna al suo posto. A Crotone l'Avellino perde. Ma lui fa le prove tecniche del rigore parato ieri a Bologna, intuendo il lato del rigore calciato da Ciano: sfiora il pallone, ma non basta per evitare lo svantaggio. Col Pescara tiene in piedi la baracca in concomitanza col picco massimo di difficoltà, con gli ospiti avanti di una rete che premono alla ricerca del raddoppio. L'Avellino lo ringrazia, non crolla e poi risorge. Dulcis in fundo, il prodigio al Dall'Ara: ecco, quando si parla di rigore parato e non sbagliato, si può far vedere il penalty neutralizzato ad Acquafresca. Scelta di tempo, esplosività, ma soprattutto talento. Sì: l'Avellino è davvero in mani sicure.

Marco Festa